Bronzo e campane

Peculiari produzioni artigianali del territorio sono i “bronzi sonori”: un’illustre protagonista del campo è stata la Premiata Fonderia Campane Pasqualini, sorta a Montedinove (FM) nel XVIII secolo.

Basta tornare indietro di qualche lustro per capacitarsi che il suono delle campane civiche o ecclesiastiche non soltanto scandiva le ore o dava l’annuncio delle funzioni religiose, ma assolveva al compito di comunicare in base al numero, alla quantità e alla qualità dei rintocchi, feste, solennità, vittorie militari, pericoli, adunate, matrimoni, lutti, elezioni, coprifuoco, incendi, pestilenze. Allontanavano grandine e temporali, segnalavano incursioni nemiche.

Agili, durevoli, veri e propri capolavori di conoscenze tecniche e artistiche, i bronzi sonori svettano in alto sui campanili, anch’essi macchine potenti celate dall’esile struttura su cui grava il peso e l’oscillazione di tonnellate di metallo. Come per le grandi cattedrali del passato, la fusione della campana fino a tutto il XIX secolo è restata ancorata al concetto medievale e spirituale dell’impresa collettiva.

Ancora oggi, la storica Fonderia Pontificia Marinelli di Agnone dà il via alle operazioni di colata con l’invocazione collettiva a “Santa Maria” genitrice, assistente la nascita della campana. Il termine “campana” nasce nell’alto Medioevo quando il vescovo di Nola, Paolino (409–431), sembrerebbe aver favorito la produzione per uso liturgico dei “vasa campana” (vasi della Campania, noti nell’antichità per la qualità del bronzo) o campane. In questo periodo si rivoluzionò l’aspetto e la funzione dei bronzi sonori, che iniziano ad assumere dimensioni più grandi finalizzate alla comunicazione di massa (per la quale, nell’VIII sec. vengono eretti i primi campanili) e ad evolversi lentamente nella forma “a calice” moderna.

I primi esemplari in bronzo fuso sembrano risalire al VII sec. e, passando per diverse trasformazioni, giungere alla forma mitteleuropea moderna (dal XIX sec.), che compendia l’esperienza fusoria delle precedenti epoche storiche. I modi di suonare le campane sono sostanzialmente due: a campana fissa e a campana oscillante. La formatura di una campana è composta da anima, falsa campana e mantello.

La fusione di una campana è l’ultimo atto di un lunghissimo ciclo di lavorazione che può durare diversi mesi. Raggiunta la temperatura di circa 1150° C, viene aperta la bocca del forno che dà il via al getto del bronzo fuso, composto da una lega metallica formata per un 75% da rame e per un 25% da stagno, con una variazione del 5% circa.

La fonderia di campane Pasqualini ebbe origine con Francesco Pasqualini (1734-1803), che tramandò la sua passione al nipote Luigi (1775-1859) il quale consolidò l’impresa artigianale e nei primi anni dell’800 mise a punto una valida Regola campanaria, adottata per oltre due secoli dalla ditta per le particolari caratteristiche sonore.

Nel 1910 Giuseppe dovette trasferirsi a Fermo, dove impiantò un grosso capannone per la fonderia, con tre grandi forni a riverbero che al 1930 erano arrivati a sei. I primi riconoscimenti nazionali arrivarono nel 1914 ma la guerra del 1915-18 rallentò l’affermazione della ditta.

Fra le ordinazioni dall’estero si ricorda quella delle tre monumentali campane per la Chiesa dello Spirito Santo a Costantinopoli, realizzate nel 1921. Intanto, nell’ottobre del 1926, rappresentanti di Belgrado si complimentavano per le 51 campane già fuse dal 1921, commissionandone altre 25. Fu con la realizzazione della Campana delle Laudi di Assisi, il concerto di 4 campane per S. Miniato al Monte di Firenze (1929) e quello per il duomo di Avezzano (1937), che la Fonderia Pasqualini diventò una delle più rinomate in Italia e all’estero.

A Giuseppe arrivarono medaglie, attestati di benemerenza e alti riconoscimenti, come quello di Fornitore pontificio. Finita la seconda Grande Guerra, le innumerevoli campane requisite per motivi bellici vennero rifuse, e i Pasqualini si aggiudicarono svariate province dell’Italia centro-settentrionale che garantirono un’attività ininterrotta dal 1946 al 1950.

Nel 1956 gli eredi di Domenico (Francesco e Giuseppe), lasciarono la loro quota aziendale agli zii che continuarono l’attività sotto la guida del nonno Giuseppe fino al 1959, quando questi morì, e la protrassero fino alla definitiva chiusura avvenuta nel 1976, con la fusione della campana di oltre due tonnellate di stazza per la torre civica di Recanati. Negli ultimi 20 anni di attività vennero eseguite molte campane, specie nell’Italia centrale e nelle Missioni africane e latino-americane.

La Campana delle Laudi di Assisi venne commissionata in occasione del VII° centenario della morte di S. Francesco dai comuni d’Italia. Alla fusione, avvenuta a Fermo il 7 agosto 1926, partecipò una nutrita folla, composta da stimati professionisti, autorità civili e religiose, deputati e senatori del Regno. Il trasporto della campana (45 q.li) con la sua incastellatura (oltre 5 q.li), alta oltre 3 metri, fu un’impresa memorabile immortalata dalla stampa nazionale e da un documentario dell’Istituto Nazionale Luce girato lungo tutto il percorso.

L’avvenimento ebbe grande risonanza in tutto il Paese. Ancora oggi, in occasione di grandi eventi etici di rilevanza nazionale e internazionale, la possente campana effonde al mondo il suo inconfondibile suono.

Germano Vitelli