Gli strumenti da lavoro per intrecciare il vimine

Pochi gli essenziali attrezzi da lavoro per la lavorazione e l’intreccio del vimine e ramoscelli di altre piante spontanee reperite in campagna.

Prima di tutto serve un coltellino, usato per tagliare rami e canne.

Poi, un punteruolo in legno o in osso, per aprire fessure tra le fibre intrecciate. Cesoie per tagliare i ramoscelli più grandi.

E infine una cannetta, appositamente intagliata per realizzare la treccia nei cesti, e quindi per far seguire contemporaneamente nella tessitura a più ramoscelli uno stesso andamento (s’inseriscono all’interno della cannetta i ramoscelli che devono procedere insieme).

E poi degli strumenti semplici ma interessanti per la loro efficacia. Lo spacca-venco, per rompere il ramo di salice in più parti uguali, più strisce, utilizzate poi per l’intreccio, per risparmiare materiale.

E lo spacca-canne, per dividere le canne fresche e secche in più strisce. Una volta era realizzato in legno ma, per la sua funzione, finiva per corrodersi facilmente. I contadini usavano quindi in alternativa una piccola croce tagliente realizzata con le canne la quale, premuta sull’estremità della canna da spaccare, ne permetteva la rottura. Anche tagliando le canne in strisce, come per il salice, si riusciva a risparmiare molto materiale.

Per informazioni

Su tradizioni e tecniche legate all’intreccio del vimine e di altri materiali naturali:
Roberto Malavolta
Tel: 347 6318210