I cappelli di Montappone

Il cappello di paglia nasce dall’arte antica di intrecciare steli di grano.

Le trecce ottenute dalla lavorazione della paglia di frumento vengono cucite sovrapposte o riunite orlo per orlo, senza che le cuciture risultino visibili, conferendo quindi al manufatto finale, con l’utilizzo di forme in legno, la foggia voluta. I cappelli sono poi trattati con una soluzione di gomma che li renda più rigidi, e infine lucidati.

Dati risalenti al 1860 testimoniano una produzione massiccia di cappelli nel Piceno, così ripartita: 150.000 cappelli prodotti annualmente da Massa Fermana e 300.000 a Montappone. Una fonte del 1889 parla di 1.200.000 cappelli prodotti solo a Montappone. Il notevole incremento produttivo è da imputare all’introduzione di macchinari sempre più massicciamente impiegati nelle fasi di lavorazione.

La confezione di cappelli in paglia ha avuto il suo momento di massimo sviluppo nell’Ottocento, grazie alla moda che ai tempi imponeva l’uso del copricapo. I produttori di cappelli si sbizzarrivano in questo periodo nell’utilizzo di forme, colori e qualità per i loro prodotti. A Fermo, nel 1869, era possibile trovare ben 45 tipi differenti di cappelli in paglia.

Oggi è del tutto scomparsa la treccia di paglia di produzione locale, nonostante non sia andata persa la tecnica che rivive come motivo folcloristico in manifestazioni locali, una delle più rinomate proprio a Montappone. I cappelli di paglia della provincia ascolana si affiancano ancora oggi ai più noti cappelli di Firenze, spaziando per forme e modelli da una gamma popolaresca ad una elegante e raffinata.