La Cartiera Papale di Ascoli Piceno

Già il Catasto ascolano del 1381 e gli Statuti del 1377 attestano che in città si fabbricava, oltre alla “carta pecudina”, ossia di pecora, “carta bambagina” ricavata dagli stracci, che trova la sua documentazione ufficiale in un rogito del 1414 e una precedente testimonianza nel 1349, quando Tommaso di Buonaventura e il figlio Michele, “cartai di Ascoli”, presero in affitto la “gualcheriam ad facendas cartas” di Borgo S. Iacomo a Colle Val d’Elsa in Toscana.

Nel 1512, papa Giulio II della Rovere chiamò architetti della sua cerchia, tra i quali Alberto da Piacenza e poi Cola dell’Amatrice, che fecero rinascere nel quartiere denominato Porta Cartara, una zona manifatturiera preindustriale, con un grande opificio in travertino, le cui alterne vicende si protrassero fino agli anni venti del secolo scorso, quando le fonti ufficiali non menzionano più la produzione di carta.

L’acqua del Castellano, immessa nella struttura attraverso condotti, vasche, chiuse, con sistema a cascata, permetteva l’attivazione simultanea delle macine dei mulini e dei frantoi, dei magli che battevano il rame e il ferro, delle gualchiere per i tessuti e per la lavorazione della carta, affidata questa a maestranze locali ed esterne provenienti da Pioraco e da Fabriano: questo esercizio, nella seconda metà del XV secolo, conobbe un momento di grande sviluppo grazie alla significativa attività tipografica cittadina.

Proprietaria delle “gualche” era la Chiesa, ma la gestione per la non eccellenza qualitativa della carta passa a più riprese al Comune, ai privati, alla Camera apostolica, come si evince dalle filigrane siglate (alcune con i simboli ancora medievali della colomba, dell’àncora, della corona), e soltanto nel 1792 le strutture vennero cedute in enfiteusi alla famiglia Merli, la quale, alla fine del XIX secolo le cedette ai Galanti.

Le bellissime architetture, che prima del restauro del 2000 versavano in condizioni disastrose, si trovano in un contesto ambientale e naturalistico di altissimo pregio, valorizzato da itinerari didattici storico-naturalistici, da percorsi museali con spazi espositivi temporanei e permanenti, da un centro di coordinamento scientifico.

Germano Vitelli