L’arte dei vasai piceni

La produzione di ceramica e terracotta richiede al vasaio un minuzioso lavoro, sin dalla lavorazione della materia argillosache sarà poi manipolata al tornio.

Sia nella produzione di ceramica d’impasto, ricavata dalla trasformazione di argilla grossolana e mista, per oggetti d’uso comune, sia nella creazione di oggetti in ceramica figulina, riservata a oggetti pregiati, l’artigiano necessita di un’iniziale opera di raffinamento dell’argilla che comprende le fasi di decantazione, sminuzzamento, sfogliatura e conciatura.

Solo dopo tali operazioni l’argilla è pronta per essere lavorata al tornio: ha così inizio la fase creativa dell’opera del vasaio. Questo lavoro di manipolazione richiede capacità acquisite in anni di esperienza, che implicano allo stesso tempo forza, delicatezza, e destrezza. La forza è necessaria per mantenere l’argilla al centro del piatto durante la rotazione del tornio. L’abilità è indispensabile per riuscire a “tirare” l’argilla ad uno spessore ottimale in modo da non provocare asimmetrie o smembramenti nel materiale. La delicatezza serve a completare e rifinire l’oggetto.

L’artigiano deve poi attendere l’essiccazione dell’argilla perpoter applicare all’oggetto manici o becchi. La successiva operazione dell’ “ingobbio” porta all’asciugatura finale dell’oggetto e alla sua preparazione per l’atto creativo ultimo della colorazione, prima della cottura del manufatto.

Nella colorazione emerge come in nessuna altra fase il tocco riconoscibile del vasaio piceno che da secoli decora le sue creazioni con uno stile semplice e gradevole che risponde a canoni di funzionalità e compostezza.

Le diverse colorazioni degli utensili nascono infatti da un’esigenza di distinzione dei diversi usi degli oggetti: l’abbinamento tra colore e funzione è col tempo divenuto così forte da essere codificato nella produzione tradizionale delle botteghe picene.

Così il giallo e il marrone sono tradizionalmente usati per le brocche, per gli interni dei secchi, per i tegami, i piatti e i boccali. Il verde è per gli interni dei recipienti per la conservazione di liquidi o per catini e secchi. Il nero è invece il colore degli oggetti d’uso quotidiano di maggior pregio, destinati ad una clientela facoltosa ed esigente: la vernice nera è infatti costosa a causa dell’elevato contenuto di ossido di ferro necessario, e del tempo occorrente a prepararla.

Per il bagno di colore è applicata la tecnica del getto. Con una gestualità rapida, l’artigiano ricopre l’oggetto con uno o più getti di colore che ne verniciano l’interno, rendendolo impermeabile, e lasciano grezza buona parte dell’esterno, conferendogli la classica “parnanza”, piccola zona verniciata a forma di grembiule che ha la funzione di impermeabilizzare la zona vicina al becco dei boccali, per evitare che gli sgocciolamenti rovinino l’oggetto. Questa colorazione parziale permette inoltre di maneggiare agevolmente gli oggetti finiti e infornarli a contatto tra loro.

Questo tradizionale processo di colorazione è rimasto invariato nel tempo: ancora oggi a Montottone (FM), brocche, stoviglie e altri oggetti sono prodotti nelle botteghe di paese che offrono una finestra suggestiva sul mondo antico delle campagne locali.

 

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