Storia della carta

Tra i vari impieghi che la carta ha trovato nel corso dei secoli, certamente il primo fu l’utilizzo come supporto per scrivere e disegnare.

Prima che la carta si diffondesse per il basso costo e la caratteristica versatilità, sottigliezza, leggerezza, resistenza, facilità ad essere assemblata rilegata o incollata, la funzione di supporto alla trasmissione delle conoscenze era delegata ad altri materiali che si prestavano a questo scopo, la cui caratteristica principale doveva essere la levigatezza.

Tra queste, pareti rocciose e argillose, tavolette di calcare e di argilla, stuoie intrecciate e tessuti, lamine di metallo, tavolette di legno cerate, ecc., ma gli antecedenti più diretti sono stati i papiri, le cui prime testimonianze in Egitto risalgono al 3.000 a.C., e le pergamene, ottenute da pelli trattate di ovini, da cui “cartapecora”, diffusesi in Asia Minore (Pergamo) dal II secolo a.C.

L’invenzione della carta si deve ai Cinesi, sembra al dignitario di corte Ts’ ai Lun, che nel II secolo a.C. ricevette ampi riconoscimenti: una delle prime testimonianze sull’importanza di questa scoperta, risulta da un passo del Milione di Marco Polo.

La fabbricazione della carta in Cina, ottenuta da svariate materie prime (paglia di grano e riso, baco da seta, polpa di giunco, di bambù, di canapa, scorza di gelso, muschio, ma soprattutto stracci), venne mantenuta con gran segreto fino alla metà dell’VIII secolo, quando il mondo islamico, grazie alla cattura di due maestri cartai cinesi, impiantò a Samarcanda una importante manifattura che fu seguita da una seconda a Bagdad e da numerose altre sull’intero territorio conquistato dagli arabi.

La diffusione delle cartiere favorì lo sviluppo dello studio e la diffusione delle conoscenze soprattutto in campo scientifico, nonché la nascita delle prime università e delle grandi biblioteche ad esse connesse.

Nel X secolo, le carte egiziane e di Damasco erano molto conosciute in Occidente. Dall’Egitto, seguendo l’espansione araba, il viaggio della carta proseguì in Tunisia, poi in Spagna (1150) e a Palermo (il primo documento su carta, una lettera della contessa Adelaide, è del 1109), dove, secondo alcuni, sembra ricondurre l’origine della carta di Fabriano (1264), che divenne il centro della produzione cartaria in Italia, pur con gli antecedenti dapprima bolognese, dovuto ad un maestro cartaio di Fabriano prima del 1200, poi amalfitano, nel 1220.

Le cartiere fabrianesi apportarono decisive innovazioni nella fabbricazione della carta, come l’utilizzo della gelatina animale per rendere meno permeabile il foglio, la pila a magli multipli per sfibrare gli stracci, l’effetto multitonale e tridimensionale delle filigrane in chiaro, inventate dai cartai italiani per contraddistinguere le loro produzioni, che per oltre duecento anni si imposero sui mercati europei e mediterranei.

Per la nascita di manifatture cartiere, si cercò la vicinanza di porti e di centri tessili che fornivano, con il cascame delle corde e delle stoffe, la materia prima e, per l’impiego, la vicinanza di grandi centri universitari o di monasteri che nel medioevo occidentale mantenevano il primato della trasmissione culturale.

La pergamena, in Occidente, fino al secolo XV rivaleggiò con le prime produzioni cartarie, considerate meno nobili e troppo delicate per tutto il periodo che precedette l’avvento della stampa (metà XV secolo). Non a caso la carta (dal greco χάρτης, al latino charta), inizialmente indicava il supporto in papiro “charta papyri”, successivamente la pergamena “charta pergamena”, dal Medioevo in poi la carta moderna.

Fattori che ritardarono la diffusione della carta, furono la bassa estensione della cultura e l’avversità iniziale del mondo cristiano, a causa della provenienza araba o giudaica di queste conoscenze. Nel XIII secolo, la grande difficoltà nell’approvvigionamento di stracci, portò a ricercare nuove materie prime, tra cui la polpa di legno, che però trovò larga diffusione solo a partire dal XIX secolo.

Alla fine del Trecento, Cennino Cennini, ne “Il Libro dell’Arte”, indica i procedimenti per ottenere carte colorate, vendute dalla fine del Quattrocento: tra queste la più diffusa era la carta azzurra, utilizzata in particolare da artisti veneti per ottenere nuovi effetti luminosi.

Seppure in misura inferiore rispetto alla pergamena, la carta restò per molto tempo una materia costosa, perché legata ai derivati dei tessuti e alle relative crisi, di cui quella del XVII secolo, causata dal dover bruciare gli stracci durante la peste del 1630-31, determinò un crollo verticale della produzione, dovuto anche all’aumento dei dazi e all’invenzione del “cilindro olandese”, munito di lame metalliche che trituravano gli stracci ed evitavano il passaggio della macerazione, ottenendo così carte più raffinate e a prezzi concorrenziali rispetto agli altri paesi produttori.

Durante il XVIII secolo, i costi elevati influirono negativamente sulla qualità e sulla produzione della carta che nel 1799, per merito del Francese Nicolas Louis Robert, trovò un vigoroso rilancio grazie all’invenzione della macchina continua “sans-fin” perfezionata in Gran Bretagna, con la quale si industrializza la fabbricazione del foglio, rendendo così la carta più economica. Altri fondamentali processi di sviluppo si ebbero nel 1844, quando Federico Gottlob Keller produsse pasta di legno sfibrandola con mole di pietra, e nel 1852 quando Meillier e Tilghman produssero le prime cellulose, che vennero successivamente perfezionate.

Germano Vitelli