Cercansi presidente per la Provincia Ecco tutti i sindaci “papabili”

di Franco De Marco

Domenica 14 ottobre, se sarà approvata dal Consiglio dei ministri la bozza di decreto legge Milleproroghe che sta girando tra gli “addetti ai lavori”, si voterà anche per il rinnovo del presidente e del Consiglio provinciale di Ascoli.

Paolo D’Erasmo

L’attuale presidente Paolo D’Erasmo (Pd), dopo 4 anni, in cui ha portato fuori l’ente dalle sabbie mobili del dissesto finanziario, è all’addio. Non può essere più ricandidato.
Ma la sua sostituzione è un complicato rebus. Perché? Intanto perché, permanendo in vigore l’attuale legge, la poltrona non è appetita da nessuno. Solo tanto lavoro, rogne e poca gloria. Condizioni che un politico “normale” cerca di evitare. Questa volta, tra l’altro, il candidato presidente deve essere un sindaco, quindi con un lavoro di suo comunque rilevante, al contrario di quanto previsto per la prima votazione dopo l’entrata in vigore della legge. D’Erasmo era infatti un consigliere provinciale uscente. Poi la legge stabilisce che, per essere eletto, il sindaco candidato presidente deve essere titolare di un mandato che non scade prima di 18 mesi. Siccome nel 2019 sono numerosi i Consigli comunale che dovranno essere nominati, a cominciare da quello di Ascoli, ecco che i papabili, sulla carta, possono essere solo 10, su 33. Ovvero i sindaci di San Benedetto del Tronto (Pasqualino Piunti), Acquasanta Terme (Sante Stangoni), Acquaviva Picena (Pierpaolo Rosetti), Appignano del Tronto (Sara Moreschini), Arquata del Tronto (Aleandro Petrucci), Castel di Lama (Mauro Bochicchio), Force (Augusto Curti), Grottammare (Enrico Piergallini), Montegallo (Sergio Fabiani) e Ripatransone (Alessandro Lucciarini De Vincenzi). Tra costoro c’è chi se la sente di prendersi l’impegno? Chissà.

Ma è palese che questo meccanismo di elezione indiretta presenta tante difficoltà e certamente non garantisce continuità. Infatti un gruppo di senatori della Lega di Matteo Salvini, primo firmatario Massimiliano Romeo, ha presentato un disegno di legge per reintrodurre l’elezione a suffragio universale e diretto. Come prima delle riforma. Nella maggioranza evidentemente la posizione sulla materia non è univoca. C’è anche una terza ipotesi che è quella dell’Upi (Unione Province Italiane), preoccupata per il caos istituzionale che si viene a creare con questo sistema, la quale propone di prorogare tutti i presidenti in carica fino all’espletamento delle elezioni comunali del 2019 in modo tale da poter avere poi una adeguata continuità e non un frastagliamento. E’ stato calcolato che se si andasse a votare ad ottobre almeno il 60% dei sindaci in carica, e in scadenza entro 18 mesi, sarebbe escluso dalla competizione per la presidenza pur potendo votare. Non è un esempio di democrazia.
Come andrà a finire la partita non si può sapere. Il Consiglio dei minsitri dovrebbe decidere entro la prossima settimana. Nel mondo politico piceno la situazione sta creando non poca agitazione. Anche per un altro aspetto. La legge in vigore non prevede alcuna indennità per il presidente della Provincia che, dovendo essere sindaco, già ne riceve una. Il caso di D’Erasmo, anche sotto l’aspetto pecuniario, è stato sintomatico. Non essendo sindaco, in questi 4 anni non ha potuto percepire nemmeno l’altra indennità di sindaco. Per lui nulla.

Pasqualino Piunti (foto Vagnoni)

Se si andrà davvero alla votazione il 14 ottobre che potrebbe essere il candidato presidente? E soprattutto: di quale partito sarà espressione il presidente-sindaco? Un ruolo importante, forse decisivo per far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, lo potrebbe avere il sindaco di Castel di Lama, neo eletto, Mauro Bochicchio, del Movimento 5 Stelle. Se si schiererà col centrodestra, seguendo l’alleanza per il Governo nazionale, potrebbe portare alla formazione di una maggiorana di centrodestra. In materia di rifiuti, però, Mauro Bochicchio ha di recente preso le distanze dal sindaco di Ascoli Guido Castelli (FI). Potrebbe essere un segnale sul suo posizionamento futuro? C’è anche il rischio di un pareggio. Insomma complicazioni su complicazioni. Anche perché, da quanto trapela qua e là, nessuno si vorrebbe sacrificare per un ente le cui deleghe sono state ridotte, non ci sono soldi da spendere e c’è lo spettro del dissesto sempre in agguato. D’Erasmo, in questi 4 anni, ha svolto un lavoro enorme e con risultati indubbiamente positivi. Il deficit della Provina, che prima dell’elezione sembrava avviata inevitabilmente al dissesto finanziario, dopo la sciagurata divisione da Fermo, è sceso da 34,8 milioni a 18,2 e, presumibilmente, a 17 milioni a fine 2018. D’Erasmo ha fatto un vero miracolo. Non per nulla, 4 anni fa, nessun altro si candidò alla presidenza della Provincia. Soddisfatto D’Erasmo di quanto è riuscito a fare? «Soddisfattissimo. Consegnerò al mio successore – commenta con la sua solita pacatezza -una Provincia in gran parte risanata e che può anzi investire, come stiamo facendo, nel miglioramento della viabilità stradale e soprattutto nella sicurezza delle scuole».