«Così abbiamo preso il piromane», un “pool” interforze dietro la cattura del “Nerone” della Riviera

Una delle auto andate a fuoco a San Benedetto nel novembre del 2017

Prima indagini “spezzatino” senza un vero e proprio coordinamento, poi la decisione, su input della Prefettura e poi della Procura, di creare un “pool interforze” per stringere il cerchio vista anche la preoccupazione dilagante in città e l’eco mediatico delle azioni. Così è finito in trappola il presunto piromane della Riviera, un cittadino italiano di origine albanese di 39 anni (S.K. le sue iniziali, ndr) a cui vengono addebitati ben nove roghi di autovetture. Ma andiamo con ordine ripercorrendo tutte le tappe della vicenda sin dall’inizio così come ricostruito nel comunicato ufficiale congiunto di Questura e Carabinieri.

I PRIMI ROGHI

Tutto inizia nei primi mesi del 2017 a San Benedetto con una serie di incendi di autovetture, la cui natura apparve immediatamente di origine dolosa. In principio, ricostruiscono gli investigatori, le indagini “furono espletate dalle Forze di Polizia sul territorio in maniera disgiunta, trattando ogni singolo episodio come a se stante”. Tuttavia il fenomeno si riproponeva assumendo le caratteristiche della serialità, considerato che tutti gli eventi successivi assunsero delle comuni caratteristiche: “tutte le auto bruciate -affermano Carabinieri e Polizia- venivano innescate con una particolare tecnica che provocava la totale distruzione del mezzo, alcune delle quali parcheggiate, a ridosso di abitazioni con notevole pericolo di propagazione letale delle fiamme, tanto che si iniziò ad ipotizzare per alcuni eventi il più grave delitto di incendio aggravato”.

INTERVIENE IL PREFETTO, NASCE IL “POOL” INTERFORZE

Compresa la gravità del fenomeno, il Prefetto Rita Stentella, nel corso di alcuni Comitati di Ordine e Sicurezza Pubblica appositamente convocati, fece il punto della situazione riunendo ad un tavolo comune i vertici della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, incentivando di fatto l’azione di prevenzione svolta nel quotidiano controllo del territorio per porre un freno “ad un fenomeno che aveva iniziato ad allarmare i cittadini ed i mass media locali, nonché a scuotere non poco l’opinione pubblica”.

Il Prefetto Rita Stentella (foto Vagnoni)

Contemporaneamente anche la Procura di Ascoli “accese un faro” sugli eventi, tanto che lo stesso procuratore capo, Umberto Monti, decise di gestire in prima persona le indagini, coordinando un “pool”, insieme al sostituto dottoressa Mara Flaiani, considerato anche il numero degli eventi incendiari da gestire. Si stabilirono così le azioni operative da intraprendere, tra cui la più urgente da attuare fu quella di spezzare la catena di incendi in corso.

LA CACCIA ALL’UOMO

Scattò una vera e propria “caccia all’uomo” con il personale della Squadra Mobile di Ascoli, del Commissariato sambenedettese insieme ai militari della Compagnia Carabinieri di San Benedetto e delle stazioni della zona costiera impegnato congiuntamente pattugliamenti misti atti a monitorare il territorio rivierasco, teatro degli eventi, in maniera capillare nell’arco delle 24 ore. Azione, dicono oggi gli investigatori, che si “dimostrò sin da subito vincente, considerato che da quel momento si interruppero gli incendi delle autovetture”. Al notevole sforzo sul territorio condotto dalle forze di polizia, fu abbinato ad una pari attività investigativa finalizzata a dare un volto e un nome all’autore degli incendi che, fino a quel momento, avevano interessano decine di vetture bruciate.

LE INDAGINI

Umberto Monti (foto Vagnoni)

Inoltre secondo le direttive della Procura della Repubblica, presero il via mirate attività d’indagine in parallelo a cura della Squadra Mobile di Ascoli e della Compagnia dei Carabinieri di San Benedetto. In particolare i poliziotti, sviluppando un input info-investigativo fornito dal locale Commissariato, iniziarono “una serie di attività tecniche nei confronti di un italiano di origine albanese, sospettato di aver appiccato il fuoco perlomeno ad una decina delle auto distrutte dalle fiamme”. In contemporanea anche i Carabinieri avviarono “mirati servizi di controllo dell’indagato, monitorato in maniera discreta ed incessante dagli investigatori per tutto l’arco della giornata, notte compresa”.

L’ARRESTO

Alla fine, le risultanze investigative acquisite, confluite in una dettagliata informativa conclusiva, hanno convinto la Procura di Ascoli Piceno della responsabilità dell’indagato S. K., 39enne cittadino italiano di origine albanese, residente a San Benedetto e disoccupato. Su richiesta del procuratore Monti, il Gip Annalisa Giusti  ha spiccato una misura cautelare restrittiva a carico dell’indagato, eseguita nella giornata di martedì dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri, a coronamento dei notevoli sforzi investigativi ed operativi esplicati congiuntamente.

LE INDAGINI VANNO AVANTI

“L’attività non si ferma certamente con l’arresto -concludono Polizia e Carabinieri- ma continua per stabilire con certezza la penale responsabilità dell’indagato anche in ordine ad ulteriori episodi incendiari. L’ importante risultato, raggiunto con uno sforzo enorme in termini di risorse ed energie, è stato possibile proprio grazie all’intervento sinergico di tutte le forze di Polizia operanti sul territorio, con il sapiente coordinamento e direzione della Procura della Repubblica, segno tangibile della compattezza e forza delle istituzioni nella provincia ascolana”.

rp