Dopo il sisma ecco un altro “mostro”: il suo nome è burocrazia 65 documenti solo per le pratiche più lievi

Casa distrutta dal sisma (foto Alberto Cicchini)

di Luca Capponi 

Terremoto, ricostruzione e burocrazia, numeri che spaventano: 65 in media sono i documenti che si devono presentare “solo” per le pratiche più lievi. Faldoni su faldoni. Se poi si considera, ad esempio, che l’ufficio preposto di Ascoli evade circa 10 pratiche a settimana (in media) a fronte migliaia di richieste presentate (1.400, di cui 470 finora ammesse a contributo) ecco che il quadro è fatto. E secondo Leo Crocetti, presidente provinciale del Collegio dei Geometri che ha fornito i dati in questione, «di questo passo non si va da nessuna parte. Anche perché occorre spendere migliaia di euro già solo per avviare le stesse pratiche. Seguirne più di una, quindi, diventa una spesa difficilmente sostenibile per chi deve attivarle, visto che poi il pagamento arriva molto dopo».

Leo Crocetti

E’ duro il suo parere sulla situazione nel cratere del sisma a due anni dalle scosse che misero al tappeto il centro Italia. «Ci sono stati una serie di errori macroscopici, in primis a livello di nomine commissariali; avevamo bisogno di tecnici e non di politici, invece si è preferito scegliere la seconda via, sbagliando. -spiega- La recente nomina tecnica di Piero Farabollini ci fa ben sperare, è uno che conosce la materia e che in passato ha lottato per tante cause giuste, spesso e volentieri al nostro fianco».
Crocetti parla a ragion veduta dell’argomento in quanto «attraverso il Collegio dei Geometri Marche ho vissuto e lavorato in quattro terremoti. Stavolta, però, sono molto pessimista. La mole di lavoro è tanta ed è stato fatto poco, pochissimo. Nelle Marche ci sono il 62% dei danni recati dal sisma, con 48.000 fabbricati lesionati. Se non si alleggerisce l’iter di costituzione delle pratiche e non se ne velocizza l’evasione resterà tutto intasato. Per fortuna sta per essere approvato il “condono” che sana i piccoli volumi che non erano a norma soprattutto nelle zone montane; il 97% degli edifici lì è rimasto bloccato proprio per tale motivo».
«Per la prima volta dopo due anni siamo stati convocati da alcuni politici (Terzoni e Coltorti del Movimento 5 Stelle, Patassini della Lega e Leonardi di Fratelli d’Italia) che ci hanno testualmente chiesto cosa non andasse, un segno direi piuttosto evidente di come procedevano le cose. -conclude Crocetti- E’ giunta l’ora di accelerare con decisione perché finora la ricostruzione è rimasta praticamente al palo».