Fenomeno droga in espansione Quercia (Sert): «Tanti tossicodipendenti per una piccola città come la nostra»

L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli dove ha sede il Sert (Foto Vagnoni)

di Adriano Cespi

Disoccupazione da brividi: 14,5% contro il 7,7% della media marchigiana e il 10,7% di quella italiana. Livello di povertà da allarme rosso: 60 persone, quotidianamente, si rivolgono alla mensa Zarepta della Caritas per un pasto; 843 cittadini nel 2018 (dato di ottobre) hanno bussato alla porta dell’Emporio della Carità in cerca beni di prima necessità; 36 famiglie usufruiscono del Reddito di dignità del Comune (400 euro al mese) e 177 del Reddito di inclusione (Rei) rilasciato dallo Stato (poco meno di 300 euro al mese); 25 nuclei familiari ricevono aiuti economici dai Servizi sociali; a 2 Palazzo Arengo paga i farmaci ed a 9 le utenze (gas, luce, acqua); infine 280 famiglie sono in attesa di una casa popolare. E, come se non bastasse, il fenomeno droga in forte espansione: 619 tossicodipendenti, tutti i giorni, si affidano alle cure del Sert.

Non è un identikit da città del profondo sud, ma è la fotografia socio-economica di Ascoli Piceno, capoluogo di provincia delle Marche, Centro Italia. Una fotografia che spalanca scenari inquietanti se compariamo i dati al numero di abitanti: 48.390. «Per quanto riguarda il nostro settore – commenta con una certa amarezza Marco Quercia, direttore del Sert dell’ospedale Mazzoni – la situazione è preoccupante perché i numeri in ballo sono alti e gli ascolani sono in grande maggioranza: 619 persone dipendenti dalla droga, ma anche all’alcol, dato 2018, per una piccola città come la nostra sono davvero tante».

Un reparto in prima linea quello del Sert (area di competenza da Comunanza a Pagliare), con giovani, ma anche uomini di mezza età, che, tutti i giorni, arrivano, assumono la loro dose di metadone, e se ne vanno. Parliamo di 619 persone (almeno il 20% donne) per le quali operano due medici (direttore compreso), due psicologi, due assistenti sociali, quattro infermieri. Un organico non certo “gonfio”. «Se siamo sottodimensionati? – sottolinea Quercia – vi dico che dovremmo essere almeno quattro medici più uno per il carcere (il Sert ha in cura anche i tossicodipendenti del Marino, ndr) e che la figura del sociologo, prevista in pianta organica, nemmeno c’è».

Ma esaminiamo questi numeri che raccontano di sofferenze, disagi e lotta quotidiana contro astinenza e dipendenza. Aride cifre che però rappresentano solo la punta dell’iceberg. «Il sommerso naturalmente non è facile da stimare – fa notare Quercia – e questo è grave perché, seppur la fase di disintossicazione sia lunga e faticosa non sono pochi quelli che alla fine ce l’ha fanno ed escono dal tunnel». Dunque, la cura sotto metadone, seppur criticata da molti del settore, sembra essere l’unica che, attualmente, allontana, almeno temporaneamente, il tossicodipendente dalla sostanza stupefacente. «Questo è vero – conferma il direttore del Sert – come è vero però che il resto lo deve fare il paziente, la tenacia e la voglia di guarire sono le armi più potenti nelle sue mani».

EROINA, LA DROGA PREFERITA – Il numero di tossicodipendenti in cura al Sert è rimasto pressoché costante nel corso degli anni, seppur in lieve calo. Si va dai 650 del 2016 (559 maschi, 91 femmine), ai 633 del 2017 (521 maschi, 112 femmine), fino ai 619 del 2018 (anche in questo caso 20% circa donne). Con la fascia d’età “matura” la più “toccata” dal fenomeno. E con l’eroina a farla da padrone. Prendendo in considerazione l’anno 2017 vediamo che tra i 40 ed i 49 anni ci sono, infatti, 176 maschi in cura al Sert per eroina (14 le femmine), 70 tra i 50 e i 59 anni (6 femmine), 8 gli ultra 60enni (1 donna). Tra i 30 ed i 39 anni, sempre per eroina, ci sono 115 maschi (41 femmine). Mentre tra i giovani (fascia di età 20-29 anni) ci sono 58 pazienti maschi e 18 femmine. E in cura per eroina c’è, addirittura, un minorenne. Come detto è l’eroina la droga che ancora oggi “affascina” di più il tossicodipendente. «Ma non è come una volta – spiega Quercia – come negli anni 80 e 90, intendo, quando c’era il drogato brutto e cattivo, quella persona cioè ‘amante’ di una sola sostanza, l’eroina appunto, per la quale era disposto anche a morire. Oggi dal monoabuso si è passati al poliabuso, ovvero l’assunzione di più sostanze diverse, magari anche nell’arco di una giornata, a seconda della situazione che si vive, dell’attimo da cogliere. Si passa così dalla canna fumata in compagnia, magari ascoltando musica, alla riga di cocaina da tirare prima di entrare in discoteca oppure in un locale, tanto per essere più attivi e spigliati, fino alla sniffata o fumata di eroina, il buco è ormai superato, prima di andare a dormire perché sotto effetto della coca non si riesce a prender sonno. E’ cambiato tutto – continua il direttore del Sert – e quindi è cambiata anche la figura stessa del tossicodipendente: oggi le overdosi, per fortuna, sono sempre più rare. In cura abbiamo di tutto: dallo sbandato giovane o maturo, all’operaio padre di famiglia, fino al classico colletto bianco che, dal weekend tutto droga e trasgressione, è passato piano piano ad una dipendenza quotidiana».

ALCOL PRIMA DELLA COCAINA – Ma se dopo l’eroina si ipotizza la cocaina come sostanza preferita, si commette un grave errore di valutazione. Non è infatti la polvere bianca a mietere più vittime, ma l’alcol. Il classico goccetto che sembra non far male a nessuno. Eppure porta alla dipendenza. «Eccome – commenta Quercia – i superalcolici, ma anche l’abuso di vino, sono sostanze subdole che ti legano a loro con lentezza, ma inesorabilmente». E in questo caso è la fascia d’età medio alta ad essere la più colpita. Considerando sempre il 2017 vediamo che tra i 30 ed i 39 anni figurano 16 alcolisti maschi (1 donna), 12 tra i 40 ed i 49 anni (10 femmine, e qui è il dato è davvero impressionante), 12 tra i 50 ed i 59 anni (2 donne). Pochi, fortunatamente, i giovani coinvolti: 3 nella fascia d’età 20-29 (2 femmine). Passando alla cocaina leggiamo che tra i 30 ed i 39 anni ci sono 9 cocainomani, 6 tra i 40 ed i 49 anni, 4 tra i 50 ed i 59 anni (1 donna). Ma è il dato giovanile che sorprende. Sono, infatti, 4 i cocainomani tra i 20 ed i 29 anni (2 femmine) a dimostrazione che la polvere bianca piace sì ai maturi, ma anche molto ai ragazzi. Ma anche l’abuso di cannabinoidi porta alla dipendenza. Al Sert figurano anche 2 persone tra i 30 ed i 39 anni in cura, 2 tra i 40 ed i 49 anni, 1 tra i 50 ed i 59 anni. Dato che, però, lievita con l’abbassarsi dell’età. Sono 7, infatti, i giovani tra i 20 ed i 29 anni (2 femmine) e, addirittura, 4 minorenni maschi e 4 minori femmine. «Il fenomeno è complesso e di difficile soluzione – puntualizza Quercia – ritengo però che un ruolo determinante lo abbiano famiglia e scuola nel proporre valori e principi guida. Oggi la società è troppo veloce, basata su un consumismo esasperato. Ci sono troppe pressioni ed obiettivi sociali da raggiungere, basti pensare al mondo dello sport professionistico e all’uso del doping. Ma anche a quello dei manager e dei professionisti. E’ necessario non mollare mai, essere sempre iperattivi. E la droga in questo aiuta. Per poi condurti inesorabilmente nel baratro. E qui, ribadisco, famiglia e scuola possono influire. Sarà un paradosso. Ma nella chiusura mentale tipica dell’ascolano il tossicodipendente può trovare una vera e propria ancora di salvezza, perché invece di essere lasciato al suo destino, come, magari, avviene nelle grandi città, libero di uscire di casa quando vuole ed a fare ciò che vuole, da noi viene coperto da una sorta di cappa protettiva e controllato. La famiglia, forse per vergogna, tende a tenerlo chiuso in casa, magari anche a fornirgli i soldi per comprarsi la droga, pur di evitargli il rapporto con la strada e, quindi, con tutto ciò che ne consegue, dagli scippi ai furti, fino al carcere. Ad esempio, Ascoli, rispetto ad altre realtà anche vicine, ha un bassissimo numero di malati da hiv tra i tossicodipendenti. Questo potrebbe essere un bene, ma sempre se limitato nel tempo perché poi diventa decisiva la cura, al Sert o in comunità: qui nell’Ascolano, ad esempio, ce ne sono 4 che ospitano un centinaio di tossicodipendenti».

«NO ALLA LEGALIZZAZIONE» – Da anni è aperto un dibattito politico: legalizzazione sì legalizzazione no. Interessante, quindi, conoscere la posizione di un tecnico del settore, di un medico in prima linea. «Io sono decisamente contrario alla vendita libera della droga – afferma con estrema fermezza Quercia – tutto ciò che crea dipendenza, che danneggia la persona e la società, che conduce, addirittura, alla morte, deve essere messo al bando e reso fuorilegge. Invece che legalizzare si deve prevenire, rendere la droga poco interessante e agire con decisione e forza contro le organizzazioni mafiose che, dalla vendita, ci guadagnano e fanno miliardi. Vi dico di più – chiosa il direttore del Sert – vieterei anche il tabacco. E sono un fumatore incallito».