Poliziotti aggrediti da un 25enne, il sindacato invoca l’uso del taser

La Questura di Ascoli (Foto Vagnoni)

Il Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) di Ascoli, attraverso il suo segretario provinciale Massimiliano D’Eramo interviene dopo l’episodio avvenuto nella notte tra venerdì e sabato nel centro storico di Ascoli. Nel corso di una lite con un’altra persona (sembra una ragazza), infatti, un 25 enne in preda all’ira e, a detta di molti residenti, pronunciando frasi sconnesse, ha dato in escandescenza. Allertata la Polizia dagli abitanti della zona, che vista l’ora sono stati svegliati dal frastuono in strada, è intervenuta una Volante. Il giovane, come spiega il Sap, «ha reagito colpendo i poliziotti con calci e pugni tanto da provocare delle fratture a due di loro».

Massimiliano D’Eramo, segretario del Sap

«Come sindacato – dice D’Eramo – ci stringiamo attorno ai tre colleghi e a questo punto viene spontaneo farci una domanda: il giovane che ha dato in escandescenza sarebbe stato neutralizzato, senza arrecare danni agli operatori intervenuti, se i poliziotti avessero avuto in dotazione il taser?». Quest’ultimo è una pistola elettrica, nota anche come storditore elettrico o dissuasore elettrico. Viene classificato tra le armi da difesa “meno che letali” che fa uso dell’elettricità per paralizzare i movimenti del soggetto colpito.

«La nostra risposta ce l’abbiamo – aggiunge il segretario del Sap – riteniamo essenziale la dotazione di taser e telecamere per tutti gli uomini in divisa. Con il taser, soggetti che danno in escandescenze possono essere bloccati evitando il contatto fisico. Con questo strumento, non letale, che chiediamo a gran voce, viene tutelato sia il poliziotto che il fermato. Le telecamere sono altrettanto importanti perché forniscono in maniera incontrovertibile l’andamento di ogni singolo intervento, dissipando ogni dubbio sulle modalità dello stesso, fungendo da testimonianza importantissima soprattutto in casi come questo”.

Un modello di pistola taser

Poi D’Eramo aggiunge: “Le forze politiche di qualsiasi colore proclamano a gran voce la necessità di dare maggior sicurezza al Paese ma nel passato, purtroppo, si è trattato di sole dichiarazioni di intento perché la sicurezza considerata un costo e non un investimento. I nostri iscritti, e tutti i poliziotti della provincia di Ascoli, sono impegnati a giocare al meglio tutte le partite, ma non aspirano a dare il proprio nome ad una caserma,. E’ per questo motivo – conclude – che manifestano pubblicamente le proprie preoccupazioni invitando, chi è deputato a farlo, a fornire tutti quegli strumenti che sono fondamentali per la nostra professione».