Gli sfollati rifiutano l’alloggio Erap, il sindaco li sospende dal Cas

di Maria Nerina Galiè 

L’acquisto dell’invenduto da parte dell’Erap, da destinare agli sfollati “quale misura alternativa al contributo per l’autonoma sistemazione e alle strutture abitative di emergenza” (delibera regionale 437 dell’8 marzo 2018) è «una soluzione buona e assai sostenibile. Si risparmia suolo pubblico investendo su immobili che in futuro rimarranno a disposizione dei Comuni per soddisfare le esigenze di edilizia residenziale pubblica». Parole di Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile. Ma può diventare il presupposto di un contenzioso tra sindaco e residenti, per motivi che si annidano soprattutto nei lunghissimi tempi di attuazione e nella poca chiarezza normativa nei criteri di assegnazione.

Il sindaco di Comunanza Alvaro Cesaroni

Rischia di accadere a Comunanza, dove lo scorso 20 novembre l’Erap ha acquistato 12 appartamenti per ospitare in via temporanea altrettanti nuclei familiari terremotati, assegnatari sulla base di un elenco appositamente redatto dal Comune. In sette hanno detto “No, grazie”. Il sindaco Alvaro Cesaroni li ha sospesi dall’elenco degli aventi diritto al Cas. Intanto non percepiranno quello di dicembre 2018. «I successivi si vedrà -commenta Cesaroni- perché ho scritto a Borrelli, Farabollini, Ceriscioli e Urbinati dell’Erap di Ancona per chiedere conforto sul mio operato. Se mi diranno di reinserirli, lo farò. Ma contro la mia volontà». Come sempre non usa mezzi termini il primi cittadino di Comunanza. «Mi sembra assurdo -aggiunge- dover continuare a pagare il Cas a chi rifiuta un appartamento nuovo di cui poter disporre subito e gratuitamente».

Uno scorcio di Comunanza 

Nel solo mese di novembre 2018, a Comunanza sono stati pagati 65.526 euro di Cas per 85 famiglie ed un totale di 205 persone. Una media di 770 euro a famiglia, che però non riproduce la situazione reale. Per questo è utile capire come viene calcolato il contributo. Un nucleo familiare composto da una persona percepisce 400 euro; 500 euro per due persone; 700 euro per tre persone; 800 euro per quattro persone; 900 euro da cinque persone in su. E’ inoltre previsto un ulteriore contributo di 200 euro se in famiglia ci sono persone di oltre 65 anni, portatori di handicap, invalidi. I 200 euro aggiuntivi previsti per i casi esposti sono cumulabili. Dal canto loro, i comunanzesi che hanno detto “no” avanzano diverse ragioni. Ed alcuni intendono farle valere attraverso le vie legali. Prima tra tutte che è trascorso più di un anno dalla prospettiva di avere la casa e nel frattempo sono passati da una sistemazione di emergenza ad una più stabile. Qui c’è da precisare che gli assegnatari sono coloro che nel terremoto hanno perso la casa, poiché erano in zona rossa o per danni di tipo E” o “F” della scheda Aedes.  «Non mi interessa di perdere il Cas -spiega una signora- da quasi tre anni mi sono dovuta trasferire in un altro comune, con tutto quello che ha comportato. Tornerò a Comunanza soltanto quando potrò rientrare in casa mia». «Posso capire l’impegno del sindaco nel cercare la via migliore per tutti -dice un altro dei rinunciatari – e questa negli intenti poteva essere un’opportunità nata dalla disgrazia. Rispetto alle casette, ma anche al Cas, permetteva di risparmiare soldi e suolo. Per di più dava una grossa mano alle imprese del territorio in difficoltà a smaltire l’invenduto. Ma per essere efficace, tutto doveva avvenire nell’immediatezza del sisma, gli appartamenti dovevano essere pronti, e non da terminare, poi acquistati ed assegnati subito».  Uno di loro racconta: «Appena dopo il terremoto ci hanno sistemato in un agriturismo da dove poco dopo ci mandato via per esigenza dei gestori. Ci siamo dovuti adattare in una casa che veniva utilizzata solo in estate e sprovvista di tutto. Abbiamo dovuto mettere anche il riscaldamento a spese nostre. Adesso ci vogliono obbligare ad un nuovo trasloco, che non sarà definitivo, perché dovremo farne un altro quando sarà pronta la nostra casa».
C’è anche chi sostiene di non aver mai chiesto l’alloggio che adesso gli si vuole assegnare d’imperio. Nella fase di selezione degli immobili, l’Erap aveva chiesto ai Comuni di rilevare il fabbisogno ed inviare l’elenco entro il 30 ottobre 2017. Cesaroni pertanto il 18 ottobre ha inviato ai “possibili assegnatari” un telegramma con l’esplicita richiesta di accettare o meno entro mezzogiorno del 20 ottobre. Sul foglio era anche scritto: “La non presentazione equivale ad accettazione. L’accettazione e la rinuncia comportano la cessazione di tutte le forme assistenziali previste in normativa (Cas)”. Dei 12 nuclei familiari in questione, alcuni hanno accettato espressamente, altri non hanno risposto risultando taciti assegnatari. Dopo l’atto del 20 novembre 2018, il sindaco ha inviato a tutti e 12 una lettera in cui avvisava dell’avvenuta acquisizione degli immobili e pertanto chiedeva la riconsegna, entro 7 giorni, del modulo di accettazione “compilato e sottoscritto” per poter procedere alla stipula dei contratti di comodato d’uso gratuito, specificando che la mancata riconsegna del modulo o la riconsegna dello stesso non compilato “corrispondono alla  non accettazione”.
Non hanno ancora risposto al sindaco, per dargli torto o ragione sulla sospensione del Cas, il Commissario alla ricostruzione (Farabollini), il presidente della Regione Marche (Cersicioli), il responsabile dell’Erap Marche (Urbinati). Borrelli, senza entrare nello specifico della bagarre comunanzese, ha precisato: «Bisogna esaminare bene la questione. Innanzitutto è impossibile tornare indietro, lo Stato ha dirottato ingenti risorse negli acquisti. Certo è che le persone che prima avevano chiesto l’alloggio ed ora rinunciano per l’autonoma sistemazione, non avranno più diritto al Cas».

IL LUNGO ITER BUROCRATICO

Con il Decreto Legge n. 45 del 7 aprile 2017, “recante nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017”, lo Stato aveva stabilito di ricorrere alle “case popolari” come misura d’emergenza per collocare in via provvisoria le famiglie soggette a sgombero dell’alloggio, le cui abitazioni erano ubicate in “zona rossa” o avevano subito danni gravi, catalogati con le lettere E o F della scheda Aedes.
Agli Erap regionali era stato chiesto di reperire gli alloggi e selezionarli per tipologia e prezzo. L’Erap Marche ha emesso tre avvisi pubblici di “Manifestazione di interesse” (il primo a marzo, il secondo a maggio, il terzo a novembre) nei quali si invitavano imprese e privati ad avanzare proposte di vendita di appartamenti che avrebbero costituito “una graduatoria, distinta per Comuni, cui fare riferimento per l’eventuale acquisto di alloggi”. Nel contempo, ai sindaci veniva dato incarico di evidenziare il fabbisogno. La Regione il 2 ottobre ha approvato le graduatorie degli immobili, redatte dall’Erap tra il 4 agosto ed il 14 settembre, e indicato la modulistica e i tempi per procedere agli abbinamenti con i possibili assegnatari, indicati dai Comuni. Così si legge nel decreto in questione: “…è stato istituito apposito modulo all’interno della piattaforma informatica regionale per l’abbinamento, da parte dei Comuni, tra unità immobiliari disponibili e assegnatari aventi diritto. (…) si stabilisce la data del 22/10/2017 (prorogato al 30, ndr) come termine ultimo per il caricamento delle informazioni sul sistema informativo da parte dei Comuni. Dopo tale data questo Soggetto Attuatore procederà con gli adempimenti”. A seguito degli abbinamenti, la Regione Marche, con Decreto n. 5 del 4 gennaio 2018 inviava la richiesta di intervento economico alla Protezione Civile: 56 milioni di euro per 364 alloggi più le spese di trasloco (1.500 euro) o di mobilio (fino ad un massimo di 4.000 euro). Il 27 febbraio  Borrelli ha firmato l’ordinanza numero 510 per autorizzare la copertura econimica. L’8 marzo 2018 con delibera 437 la Regione Marche ha dato “avvio formale alla procedura di acquisizione”. I soldi sono però stati messi effettivamente a disposizione dell’Erap a partire dall’estate ed alla spicciolata. Tre milioni alla volta. Tanto che la maggior parte delle stipule si è protratta fino ad autunno scorso  inoltrato.

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