«Il privilegio di raccontare la terra che scorre sotto i piedi»: assegnati i premi dedicati a Tonino Carino

 

di Martina Fabiani

«Per fare bene il mestiere del giornalista occorre essere preparati, certo, e scrupolosi. Ma non guasta anche una buona dose di sorriso, e Tonino Carino ce l’aveva», così Fabrizio Maffei ricorda il collega Carino, giornalista offidano scomparso nel 2010, e che il suo paese ha deciso di ricordare con un Premio giornalistico a lui dedicato. Si è svolta ieri sera presso il Teatro Serpente Aureo la cerimonia di consegna della sesta edizione del Premio, presentata da Luca Sestili. Quattro salotti tematici in cui sono stati dibattuti i temi dello sport, della giustizia, degli esteri e della politica da chi questi argomenti li ha sviscerati e toccati con mano, riconoscimenti a nuove e vecchie penne del giornalismo italiano, oltre a momenti di spettacolo: questa in pillole la serata di ieri.

«Carino è stato l’unico – lo ricordo ancora – che mi ha sempre incoraggiato, dicendomi che dovevo cercare di portare a casa la pelle», aggiunge Maffei (insignito nel corso della serata del premio speciale per la carriera giornalistico-sportiva) durante il salotto tematico dedicato allo sport. Con lui sul palco anche Ferruccio Gard (premio speciale per la telecronaca sportiva), Nila D’alessio e Marino Bartoletti (premio speciale per il giornalismo sportivo) per ricordare le avventure di 90° minuto, spiegare come sono riusciti a conciliare la passione per lo sport e quelle per la pittura e la musica – nei casi di Gard e Bartoletti – e ragionare su come oggi la telecronaca sportiva sia cambiata. È andato al calabrese Francesco La Luna il premio Carino per lo sport con il pezzo “Chapecoense: noi, voi e quella passione”, pubblicato su Fantagazzetta.

Oltre ai meriti propriamente giornalistici sono stati consegnati riconoscimenti ad altri personaggi del Piceno. A Daphne Scoccia il premio giovane eccellenza per l’interpretazione attoriale, a Claver Gold per l’interpretazione cantautoriale e a Dario Faini quello per il personaggio del Piceno.

Il salotto sugli esteri e immigrazione

Un salotto presieduto da quattro donne forti – quello sulla giustizia – che portano i nomi di Anna Germoni, Sandra Amurri, Ilaria Cucchi e Tina Montinaro. Protagoniste della giustizia: «ho iniziato ad occuparmi di queste tematiche per coscienza», ha affermato la Germoni, «giornalismo d’inchiesta significa capire quello che stai scrivendo e scrivere una metà di quello che hai capito», ha aggiunto la Amurri. O vittime di quella stessa giustizia: «mio marito aveva scelto di scortare Giovanni Falcone e ci credeva, nonostante la paura», ha ricordato la Montinaro, che ha ricevuto il premio speciale per la lotta contro la mafia e la difesa della legalità. Sullo schermo le immagini di uno strepitoso Alessandro Borghi nei panni di Stefano Cucchi durante l’agonia dei sette giorni prima della morte. E poi la parola a sua sorella Ilaria: «ho ben chiaro cosa rappresenta la divisa e non è di certo la verità a macchiarla, ma chi quella verità la nasconde». Alla Cucchi il premio speciale per la battaglia ai diritti civili. È invece il bresciano Nicola Baroni il vincitore nella categoria giornalismo d’inchiesta con il pezzo “Vuoi una tesi di laurea? Basta pagare, te la scriviamo”, pubblicato nella testata “Il giorno”.

Immigrazione, guerre, carceri libiche sono i temi affrontati dal salotto sugli esteri e immigrazione, composto da Pino Scaccia, Francesca Mannocchi, Sergio Scandura e Antonio Caprarica. Faglie e contraddizioni di luoghi scevri di democrazia, lacune e disumanità del nostro paese – e del nostro attuale governo – di fronte ad emergenze sempre più assordanti e morti sempre più frequenti.

Il salotto sulla politica (Foto Simone Corradetti)

Come si fa a raccontare tutto questo in maniera distaccata? «Non si può fare. Le carceri libiche, ad esempio, vanno raccontate con empatia. Questo è un mestiere che deve scardinare i cliché e restituire la complessità dei fenomeni con il grande e vero lusso di cui noi giornalisti disponiamo: il tempo», ha dichiarato la Mannocchi. Il privilegio dell’essere giornalista risiede nella possibilità di raccontare a chi non c’è il mondo che scorre sotto i piedi, nella consapevolezza di non avere la verità, ma di cercare le tante verità. Premio speciale per l’inchiesta giornalistica, per il giornalismo radiofonico e per i reportage di guerra, consegnati rispettivamente a Mannocchi, Scandura e Caprarica. Il marchigiano Lorenzo Pastuglia riceve, invece, il riconoscimento per il giornalismo territoriale con il pezzo “Un fiume per amico”.

Paolo di Giannantonio, Tiziana Ferrario, Stefano Ferrante, Valerio Lucciarini e Diego Bianchi sono stati i protagonisti del salotto sulla politica, imperniato sul ricordo della sinistra di Berlinguer, le promesse elettorali dei Cinque Stelle e un mestiere, quello del giornalista, che dovrebbe aiutare la collettività a districarsi tra gli integri e gli imbroglioni.

Tra un salotto e l’altro sotto i riflettori le vignette satiriche di Micol e Mirco, battutacce intelligenti, piccole provocazioni su sfondo rosso. Una serata lunga, e vera. Una serata che non ha nascosto le storture della nostra Italia, e tutto lo sporco sotto il tappeto, ma che ha «contribuito a porre interrogativi», come ha affermato in chiusura Nuccio Fava e a dimostrare come questo mestiere, spesso vituperato e sminuito, brilli ancora di luce propria.