Senza lavoro e senza casa: dorme in macchina da un mese

di Maria Nerina Galiè

Un uomo a Comunanza dorme in auto da oltre un mese e mezzo, con temperature al di sotto dello zero. E’ stato costretto ad andare via di casa e non può permettersi di pagare l’affitto altrove perché ha perso il lavoro e deve dare alla famiglia 300 euro di mantenimento al mese. Un “caso umano” o l’anticamera di qualcosa che ormai si usa comunemente definire una “tragedia annunciata”? La domanda è lecita perché non si tratta di un senza tetto vittima della cattiva sorte.

Una veduta di Comunanza

E’ il cittadino indiano di 45 anni, residente a Comunanza, H.S. le sue iniziali, che nell’agosto scorso è finito in carcere perché colto sul fatto dai Carabinieri mentre aggrediva moglie e figlia con un paio di forbici. Rinviato a giudizio per maltrattamenti dal giudice Rita De Angelis (che ha anche rigettato la richiesta di rito abbreviato) è stato rimesso in libertà il 10 dicembre con il divieto di entrare nella dimora familiare e negli ambienti frequentati dalla figlia dodicenne e l’obbligo di restare ad una distanza di almeno 500 metri dalla moglie e dalla ragazzina. Tenendo conto delle dimensioni del paese, per assicurarsi che non violi il limite bisognerebbe avere un misuratore sempre a portata di mano. Ma questo è un altro discorso. 

In attesa del  processo che si aprirà l’11 marzo, l’uomo gira tutto il giorno a Comunanza con una vecchia Ford Fiesta grigia che utilizza come riparo sia per il giorno che per la notte. A nulla sembrano valere gli “sforzi” dei servizi sociali per collocarlo in una struttura di accoglienza, che lui puntualmente rifiuta. Sembra che agli incontri con i servizi sociali si sia presentato almeno due volte in stato confusionale, l’ultima un paio di giorni fa, tanto da costringere gli operatori a dover rimandare l’appuntamento. Faceva finta? A che scopo, se nessuno può obbligarlo a trovarsi un riparo? E’ possibile che si lasci dormire in strada una persona che dà prova di non avere piena contezza di sé? 

L’arresto è avvenuto a seguito della richiesta di aiuto della bambina, testimone impotente dell’ennesimo episodio di violenza da parte del padre, peraltro solito ad alzare il gomito come è emerso dalle indagini e confermato da diverse persone che lo conoscono da tempo.

Umberto Gramenzi

Il suo avvocato Umberto Gramenzi sostiene che il suo assistito non se la passa poi così male, di averlo trovato tranquillo ed in salute anche qualche giorno fa, quando si è recato nello studio del legale ascolano a riscuotere l’assegno di 130 euro, per il lavoro di magazziniere svolto in carcere. 

Gramenzi dice inoltre che alla base della sua scelta di restare a Comunanza, c’è  l’obiettivo di ottenere prima o poi la revoca dell’ordinanza restrittiva.  «Vuole tornare a casa – spiega l’avvocato –  e la moglie sarebbe pienamente d’accordo». D’accordo di tornare a vivere con chi l’ha minacciata brandendo un’arma? O sono necessità economica e paura di non riuscire a cavarsela da sola a parlare per lei? Adesso per la famiglia è dura andare avanti, nonostante la costante assistenza dei servizi sociali e del Comune che ha pure trovato un lavoretto alla donna. Basti dire che quest’ultima vive in Italia da oltre 15 anni ma parla pochissimo la nostra lingua. 

In paese riferiscono che non dà fastidio a nessuno. Spesso la sera lo vedono vicino agli impianti sportivi, forse in cerca di un po’ di protezione dalle intemperie, e dove ha anche chiesto di fare un doccia, senza poter essere accontentato. I Carabinieri del luogo, guidati dal comandate della stazione Giovanni Croce, lo tengono d’occhio, ma di più non possono fare finché rispetta la legge e quanto gli è stato imposto.