C’erano una volta i cartelli delle indicazioni turistiche

di Andrea Ferretti

I cartelli sono fatti per fornire indicazioni. A volte sono importanti, a volte inutili. Ma in quest’ultima categoria non rientrano sicuramente quelli turistici. Quelli che il Comune di Ascoli alcuni anni fa piazzò in alcuni luoghi del centro storico per fornire indicazioni al turista su dove si trovasse e con qualche breve cenno storico della strada, della piazza o del monumento in questione. Cartelli che al Comune converrebbe ormai rimuovere definitivamente, vista la loro totale inutilità, quasi tutti distrutti dai teppisti e dall’incuria. Diversi anche i tentativi di dare loro fuoco. Risultato: plexiglas e carta bruciati, restano il palo e la cornice in ferro. In tempi più recenti il Comune ha provveduto a installare cartelli con indicazioni turistiche e relative suddivisioni in Sestieri: che non dica che Ascoli non è “la città della Quintana”.

Vero. Ma, numeri alla mano, Ascoli è anche la città più povera delle Marche. Quella ad esempio dove ogni giorno un negozio abbassa definitivamente le serrande, ma si continua a far finta di niente. Quella con una popolazione destinata nel giro di qualche mese a scendere sotto i 48.000 abitanti (!). Tornando ai cartelli, nel migliore dei casi sono diventati illeggibili. Dopo anni di totale abbandono, a Piazza San Tommaso è stato ripristinato – caso più unico che raro dopo centinaia di segnalazioni – e posizionato a ridosso del muro del museo della ceramica, proprio sotto le telecamere delle videsorveglianza, ammesso che funzionino.

In via delle Stelle, conosciuta come “rrete li mierghie”, le foto parlano da sole. Nonostante si tratti dello scorcio più caratteristico e ammirato della città. Siamo a pochi metri dal ponte romano, dove inizia via delle Stelle che diventa la prosecuzione di rua dei Grisanti, uno dei luoghi più fotografati di Ascoli. La speranza è che visitatori e turisti nei loro clic non immortalino anche quel cartello.