Porte, cinte, fortezze e mura: una volta la città si difendeva così                                                                                                         

Porta Gemina incorniciata dalla porta medievale. A destra, nell’immagine d’epoca, la stessa porta, murata, è a destra (entrando in città) di quella ottocentesca, poi abbattuta

di Gabriele Vecchioni

È notizia recente l’assegnazione dei lavori per la messa in sicurezza, la pulizia e la sistemazione di ampi tratti delle mura cittadine, opera attesa da tempo e che sicuramente valorizzerà una ricchezza cittadina (qui l’articolo). Questa è l’occasione per focalizzare l’at­ten­zio­ne sulle mura della città, le sue porte e le opere di difesa.
Le origini della città di Ascoli sono preromane ma l’im­pianto urbano del centro storico è di origine romana, con il caratteristico incrocio di strade ad angolo retto, a partire dal decumano e dal cardo, che si incontravano all’altezza del Foro. L’impressione che dà al visitatore è però quella di una città rinascimentale (per le piazze e i pa­lazzi del vasto centro storico – circa 1,5 chilometri quadrati – costruito con la pietra locale, il travertino) o medievale (per le porte, le chiese e le mura urbiche, ampi tratti delle quali sono ancora rintrac­ciabili con una facile passeggiata).

Il torrione merlato circolare che rompe l’uniformità della cinta muraria

Proprio delle mura cittadine si occuperà l’articolo: in particolare, saranno esaminate le opere di difesa del lato occidentale della città, quello che aveva maggior bisogno di essere protetto, a differenza di altre zone che potevano sfruttare la di­fesa “naturale” dei due corsi d’acqua, il Tronto e il Castellano, che scorrevano in alvei abbastanza profondi e difficili da superare. Gustavo Strafforello scrisse (La Patria. Geografia dell’Italia, 1895): «La città trovasi situata alla confluenza del Tronto col Castellano che stringono Ascoli in tal modo che le mura di cinta sorgono in parte sul ciglio estremo delle dirupate rive di quei fiumi stessi».

Tra le opere di difesa urbana, oltre alla cinta muraria vera e propria e alle opere di prote­zione delle porte di accesso, figurava l’imponente Forte Malatesta, sulle rive del Ca­stel­la­no, a guardia del ponte che lo attraversava e del lato orientale della città. Il castello deve il suo nome a Ga­leotto Malatesta, che aveva guidato le milizie ascolane contro Fermo e nel 1349 aveva fatto sistemare un’opera già esistente. La conformazione attuale della costruzione, con la caratteristica pianta a stella, si deve a Antonio Sangallo il Giovane che la realizzò nel 1543, per ordine di Papa Paolo III Farnese.

Diversi aspetti del sentiero che costeggia le mura urbiche

In un articolo del 1897 (Le cento città d’Italia, Milano) si leggeva: «La Fortezza Malatesta si trovava dove ora è quel torrione di forma ottagonale, che apparisce fra gli alberi del giardino, torrione che conserva il nome della fortezza fatta erigere dal signore di Rimini […]».
Un’altra opera di difesa passiva, presente fin dal 1069, era si­tuata su un’ansa del fiume Tronto: era il «castellum de isola», munito di una torre di difesa. Sul posto sorse la chiesa romanica di San Pietro in Ca­stello che, nel nome, portava il ri­cordo dell’an­tico bastione difensivo.

Porta Corbara, una delle porte occidentali della città

Per chi entra in città percorrendo la Via Salaria, la porta d’ingresso occidentale della città è Porta Gemina (sec. I A.C.), più conosciuta come Porta Romana, perché situata sul lato della città verso la Capitale (qui l’articolo). La porta manca della parte superiore ma è, per il resto, perfettamente conservata; è costituita da due fòrnici, archi a tutto sesto “gemelli” (ecco spiegato il nome attribuitole), e permetteva l’in­gres­so sul decumanus maximus (l’attuale Corso Mazzini). A sinistra della porta e al di là della strada, sono visibili i resti delle imponenti mura preromane (secc. IV-III AC), di pietra arenaria; sopra, il “rinforzo” di epoca romana in opus quasi reticulatum. A destra della porta, le alte mura medievali che, nell’Età di Mezzo, difendevano la città dal lato occidentale. Durante il Medioevo, infatti, oltre alla porta ro­mana, ce n’era un’altra, collegata alle mura citate. In un lavoro del 2004, Giuseppe Cesari riportava le parole della Guida Rossa del Touring Club Italiano dedicata alle Marche (1962): «[…] Oltre ai resti romani vi è un’altra porta medievale da cui si stacca, a sinistra, un lungo tratto di mura costituito in parte da conci di travertino tolti da edifici romani e terminante con un torrione cilindrico merlato; al di là, è un altro impor­tante tratto di cortina».

La Fortezza, appoggiata sulla piega coricata (spiegazione nel testo)

Dall’imponente torrione le mura risalivano verso la Fortezza Pia, alla quale si ricon­giun­gevano, per proseguire, poi, verso un’altra porta di Ascoli, Porta Cartara, al di là del Ca­stel­lano. Le mura urbiche occidentali sono costeggiate da un sentiero percorribile dai pedoni, attualmente in fase di recupero. Alla fine della salita c’era la Porta summa, così definita perché era la più “in alto” della città. A metà strada era situata Porta Corbara, ora murata, difesa da una struttura per la difesa piombante.
Si arriva così alla Fortezza Pia, parte integrante della difesa cittadina. Già fortificazione preromana, subì diverse vicissitudini, fino ad essere abbandonata. Deve il nome a Papa Pio IV Medici che volle (seconda metà del sec. XVI) la ristrutturazione e il potenziamento dell’edificio già esistente; per poter meglio controllare possibili disordini popolari, nel progetto iniziale era prevista anche una fascia disboscata del colle, per poter “vedere” eventuali as­sembramenti nella principale piazza cittadina.

Il complesso della Chiesa e dell’ex-Convento dell’Annunziata è situato sul colle omonimo, dove la tradizione posiziona il Capitolium di Ascoli romana. Sul terrazzamento sorgevano importanti edifici oggi scomparsi. Nell’immagine d’epoca (stampa dell’Orsini, sec. XVIII), l’edificio dell’ex-convento come appariva alla fine del Settecento

In precedenza, la Fortezza era stata restaurata nel 1349. Nelle Cronache Ascolane (1349) si legge che «[…] nel medesimo anno il si­gnore Galiocto (è Galeotto Malatesta) fe fare in nascoli la quale è quella dal casare a monte (l’attuale Fortezza Pia) et l’aldra da quella del casaro a ponte Magiore (l’attuale Forte Malatesta)». Successivamente, la struttura che, come abbiamo visto, era collegata ai bastioni di Porta Romana da un camminamento, fu munita di cannoni ed ebbe un castellano e un mastro bombardiere per «curare et mantenere in ordine et accavallata la dicta artigliaria».
Dalla Fortezza la cinta muraria scendeva poi fino al Colle dell’Annunziata. Alle mura era “ap­poggiata” la chiesa di San Pietro ad Cryptas (alle Grotte), ormai scomparsa ma della quale rimane la torre campanaria (l’attuale Torre del Cucco o del Cucùlo). Il curioso nome del manufatto, an­cora in essere alla fine del sec. XIX, deriva dalla denominazione della chiesa in alcuni do­cumenti: «ecclesia Sancti Petri de Monte Cucullo (= piccolo colle)».

Le mura medievali si sovrappongono all’opus romano

La zona del Colle dell’Annunziata (articolo precedente) è situata nel settore meridionale della città, a monte della confluenza tra il fiume Tronto e il torrente Castel­lano. Sul pendio posto a sud del­ rilievo sul quale sono localizzate le emer­genze storico-archi­tettoniche, è visibile una peculiarità geo­logica, un’ampia piega ad asse sub-oriz­zon­tale (cori­cata), al contatto delle arenarie con i li­velli marnosi.
L’area interessata è quella più alta della città (260 metri sul livello del mare), l’antico Colle Pelasgico. In que­sto sito, stra­tegico per la sua panoramicità, si trovavano le fortificazioni preromane, apparte­nenti all’an­tico càssero dei Piceni, distrutto da Gneo Pompeo Strabone nell’89 AC. Più tardi e più in basso, sfruttando l’appoggio di imponenti sostruzioni (le Grotte), fu costruito, in posizione scenografica, il pretorio, l’e­dificio che ospitava il rappresentante di Roma, sostituito, in epoca medievale, dalla struttura con­ventuale francescana.

Porta summa, protetta dalla torre del vecchio càssero

Le cosiddette Grotte dell’Annunziata sono una delle più originali singolarità monumen­tali della città picena. Si trovano addossate su tre lati della rupe del Colle dell’An­nunziata e la circondano interamente sul lato orientale. La loro costruzione risale all’epoca della deduzione della colonia (secc. II-I A.C.): l’ipotesi si fonda sul­la tec­nica realizzativa dei corpi di fab­brica, in uso nell’età triumvirale e augustea, e la consuetu­dine, tipicamente romana, di rin­forzare i rilievi collinari che circondavano le città. Le so­struzioni dovevano stabi­lizzare il terreno, consolidando la super­ficie superiore ed evitare lo scivolamento del colle.

 

 

 

 

 

Cartolina del 1948 nella quale si vede il rapporto della Torre del Cucco con le mura della città. Nel riquadro (foto del 1895), la chiesa è ancora “in piedi”

Nella pianta del Ferretti (1646) è evidenziata l’area della quale si tratta nell’articolo

Le Grotte dell’Annunziata

Le mura medievali che, incorporate nella struttura della Fortezza Pia, seguivano il declivio del colle fino a Porta Romana. Al centro del disegno, la planimetria; in alto e in basso, l’alzato della struttura difensiva, vista da ovest e da est (lato mare). Il disegno è ripreso dal tabellone esplicativo situato in prossimità dell’emergenza architettonica