Post sisma, l’attacco di Stangoni «Pratiche ferme da mesi, Farabollini assente»

«Ci sono pratiche ferme da mesi, occorre dare risposte immediate altrimenti è meglio tornare al vecchio sistema così sappiamo almeno a chi rivolgerci, perché per come stanno adesso le cose è come se non ci fosse nessuno ad ascoltarci». Sono parole dure quelle del sindaco di Acquasanta Terme Sante Stangoni. Destinatario del messaggio, il commissario per la ricostruzione Piero Farabollini, accusato di “latitanza” e di scarsa presenza sul territorio.

Il sindaco di Acquasanta Stangoni (foto Vagnoni)

«L’ho incontrato una volta sola lo scorso gennaio, quando venne qui il sottosegretario Vito Crimi, per il resto gli ho telefonato più di una volta ma non ha mai risposto né richiamato, cosa che non è mai accaduta con i suoi predecessori. Mi meraviglio, poi, perché lui è marchigiano come noi» continua il primo cittadino acquasantano.
«Non c’è nessun segnale da parte del governo, soprattutto dopo l’incontro con Crimi mi aspettavo che il commissario facesse interventi mirati sui piani di ricostruzione, anche per dare dei segnali importanti alla popolazione su modi e tempistiche, dopo due anni mi sembra una richiesta legittima. -va avanti Stangoni- Sentiamo la mancanza di questa figura che era rappresentata prima da Vasco Errani poi da Paola De Micheli, cioè un intermediario tra territorio, uffici e governo, che acquisisce materiale e richieste e le trasmette, che si fa da garante per risolvere problemi e accelerare i tempi: ad oggi non è uscita un’ordinanza in materia di semplificazioni, non c’è una presenza, una volontà né una ricerca da parte di Farabollini di venire a parlare con noi».

Il commissario Piero Farabollini

Stesso refrain ad Arquata, dove tutto si muove con lentezza. «A Pretare stanno demolendo le ultime abitazioni, stiamo aspettando risposte soprattutto dal commissario per diversi aspetti logistici ma finora niente. Attendiamo con fiducia» fa sapere il vicesindaco Michele Franchi.
«Il mio rilievo con la politica non c’entra nulla, dico questo nell’ottica della gestione delle cose secondo un iter lavorativo e di risposta alle persone e per mandare avanti i processi di ricostruzione. -conclude Stangoni- Occorre mettere personale nei comuni, lo diciamo da 5 mesi, senza supporti, garanzie e strumenti per lavorare resteremo sempre al palo. E’ questa la richiesta più impellente; occorrono almeno due o tre unità a supporto degli uffici tecnici altrimenti ogni comune si troverà ad avere centinaia di pratiche inevase. Adesso stanno arrivando quelle relative alla ricostruzione pesante, ci vuole tempo per esaminarle perché hanno una progettazione diversa e non riescono ad essere smaltite nei tempi».