Gli eventi nel Piceno
Acquaviva Picena e la pagliarola

Già nel 1798 ad Acquaviva Picena si faceva menzione dell’antica arte di fabbricazione delle pagliarole. Nell’Ottocento si contavano infatti in paese circa cento addetti al settore.

La lavorazione della paglia, del tutto manuale, era affidata quasi esclusivamente alle donne, sin dalle fasi iniziali di preparazione delle materie prime. Le bambine, infatti, terminate le scuole elementari, cominciavano ad apprendere l’arte della creazione artigianale delle pagliarole, lavorando accanto ai genitori e ricevendo in cambio corde per giocare.

L’importanza sociale delle pagliarole e la sua appartenenza al contesto culturale del paese, l’inclusione nelle sue attività, negli usi e costumi, erano evidenti nelle varie fasi di lavorazione, produzione e scambio. Le pagliarole erano infatti offerte come compenso ai contadini che procuravano le materie prime per la loro realizzazione. Gli acquavivani barattavano inoltre le pagliarole con patate, castagne e carbone, trasportandole fino ai paesi di montagna, giungendo anche ai confini con Lazio e Abruzzo.

Naturalmente le pagliarole sono legate nelle loro forme e dimensioni alla vita rurale familiare e domestica, e alle sue esigenze. Nell’uso domestico erano in origine contenitori per legumi, cereali e frutta appena raccolta. Le forme adoperate in cucina a questo scopo sono la pagliaroletta e la coppetta, di forma circolare, e la nannetta, di forma ovale. La coppetta è utilizzata anche per riporre il pane o per mantenere in caldo le castagne arrostite vicine al fuoco, coperte da un panno. I crivelli, ovali o tondi, sono invece cestini caratterizzati da un particolare fondo a grata composto da cannule. Vi si appoggia la verdura, la frutta o il pesce.

Una particolare pagliarola, composta da due elementi, è la sfarina pesce, formata da una nannetta (cestino ovale) sulla quale si inserisce un crivello (cestino con fondo a grata) come coperchio. Il cavo della nannetta viene riempito per circa metà della sua capienza di farina, nella quale viene immerso e rivoltato il pesce (o altri ingredienti da friggere). Una volta infarinato, il prodotto è posto sopra la grata del crivello, che viene reinserito nella sottostante nannetta, e quindi scosso perché si liberi della farina in eccesso.

Un altro utilizzo tipico delle pagliarole in cucina è come sottopentola, o piatto di base per sorreggere dolci caratteristici. In questo ambito la fantasia delle pagliarolare acquavivane si sbizzarrisce creando combinazioni di forme e colori sempre differenti. La stessa fantasia caratterizza anche i cesti a smerlo, utilizzati durante le feste come contenitori per dolci, dagli spumini alle ciambelline di Pasqua, dai fichi alla frutta secca, e ai confetti. Per lo smerlo si utilizzano crolle (vimini) tinte in rosso, verde o turchino per rendere le pagliarole più eleganti e personalizzate.

Per informazioni

Sull’arte della pagliarola acquavivana e sulla lavorazione degli sfogli del mais:
Rinuccia e Renata Napoletani
Tel: 0735 764101 - 764571
 

 

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Il cappello di paglia nasce dall’arte antica di intrecciare steli di grano.