Posted on: 21 Maggio 2017 Posted by: Admin Comments: 0

Le materie prime utilizzate per la produzione di carta sono suddivise in fibrose (le fibre intrecciate che formano il feltro) e non fibrose (sostanze additive che danno colore, peso, levigatezza e altre caratteristiche alla carta).

Le materie fibrose, che nella produzione moderna vengono ricavate quasi esclusivamente dalle paste di legno (pioppo, betulla, eucalipto, pino, abete, paglia, canna, recupero carte da macero, ecc.), possono essere distinte in chimiche (cellulosa pura), meccaniche (legno sfibrato, ad alta resa) e semichimiche (che contengono entrambi i prodotti precedenti). Le carte “fini” sono prodotte con cenci o cellulosa; quelle “mezzofini” con paste miste; quelle “andanti” con base a pasta di legno.

Nella fabbricazione si possono distinguere tre tipi di carta: “a mano”, “a macchina”, “a mano-macchina”. La carta a macchina, quella attuale, viene prodotta da macchine “in piano” a foglio continuo (la cui larghezza può essere di parecchi metri e la velocità di svariate centinaia di metri al minuto), avvolto in enormi bobine e successivamente tagliato in diverse pezzature in base agli impieghi.

La carta mano-macchina è ottenuta mediante macchine continue che lavorano “in tondo” e simulano i fogli ottenuti con la vecchia “forma” a mano.

La carta a mano segue il procedimento tradizionale di fabbricazione. Tralasciando le numerose e complesse fasi della produzione industriale, ci occuperemo, come ovvio per questo contesto, soltanto della produzione artigianale della carta.

I cenci spappolati dai magli delle gualchiere, prima macerati e sbiancati, costituivano la pasta da carta. Questa veniva allungata con acqua e contenuta in grandi tini di legno, dai quali si prelevava, dopo opportuno mescolamento, con dei telai su cui era tesa una fitta e sottile rete metallica. Questa maglia serviva a far gocciolare l’acqua e a trattenere un contenuto quantitativo di pasta, imprimendo sul foglio la forma della tessitura e, ove presente, la filigrana.

I gesti sapienti dei mastri “prenditori” e “ponitori” facevano in modo che sulla superficie della “forma” rimanesse un sottile ed omogeneo foglio di pasta bagnata che veniva deposto, a strati alterni, su feltri di lana che formavano una pila, la quale veniva successivamente pressata con appositi torchi per eliminare l’acqua.

I fogli venivano appesi negli “stenditoi” per una prima asciugatura, a cui seguiva una collatura delle superfici con gelatina animale e, dopo una nuova essiccatura, i fogli venivano “calandrati”, ovvero spianati e lisciati a mano. I fogli di carta, ovviamente, risultavano della stessa grandezza delle “forme”, e presentavano la tipica frangiatura sottile su tutti e quattro i lati.

Musei della carta e della stampa

Museo della carta – Fabriano – source Italian Touch

Fabriano (AN), Museo della Carta e della Filigrana. Ospitato in un convento trecentesco, ripercorre i settecento anni della storia della carta fabrianese fatta a mano, con la gualchiera ricostruita e la riproposizione di tutte le fasi di lavorazione, compresa quella delle filigrane speciali in chiaro. I documenti, le schede storiche e tematiche, un laboratorio, ne completano l’interesse.

Pioraco (MC), Museo della Carta e della Filigrana. Ospita una interessante raccolta di filigrane artistiche e carte filigranate che vanno dal XIV al XX secolo. La Gualchiera Prolaquense, riproduce una cartiera del 1300, dove i mastri cartai fanno rivivere con le antiche tecniche i processi della lavorazione della carta.

Ascoli PicenoMusei della Cartiera Papale. Nel bellissimo complesso architettonico della cartiera rinascimentale, dove sono stati ripristinati gli antichi macchinari idrici e gli ambienti un tempo adibiti alle diverse fasi della lavorazione della carta, si racconta la storia del lavoro e della stessa cartiera. Esposizioni temporanee e permanenti, percorsi naturalistici, laboratori didattici, fanno di questo antico opificio una straordinaria testimonianza di archeologia preindustriale.

Petritoli (AP), Antica stamperia Fabiani. Inaugurata nel 2001, è composta da vecchie macchine da stampa perfettamente funzionanti, cliché d’epoca, moltissimi tipi di caratteri, inchiostri, che ne fanno un vero laboratorio aperto alle esperienze dei visitatori.

Pedaso (AP), Laboratorio della Carta a mano e Museo della Stampa. Alcuni locali della scuola Media sono stati adibiti a laboratorio della carta a mano e a museo, dove sono esposte antiche macchine tipografiche, torchi, caratteri mobili, manifesti dell’Ottocento, poesie e incisioni di allievi e maestri contemporanei.

Jesi (AN), Studio per le Arti della Stampa. Si compone di una parte espositiva che offre sia esempi di strumenti per la stampa (torchi, taglierine, pedaline, macchine per la litografia, caratteri mobili, cliché, inchiostri, banchi di composizione) sia esemplari di volumi antichi e moderni. La parte didattica promuove la formazione professionale degli interessati alla stampa d’arte.

Museo dell’etichetta – Cupramontana

Cupramontana (AN), Museo Internazionale dell’Etichetta. Si divide nelle sezioni contemporanea (con oltre sessantamila etichette provenienti dai paesi del mondo che producono vino), storica (con esemplari che partono dall’Ottocento), artistica (con oltre quattrocento bozzetti appositamente eseguiti da artisti famosi). Al museo sono collegate due importanti manifestazioni annuali, “Vinimmagine” ed “Etichetta d’oro”.

Germano Vitelli

Foto di copertina: Museo della carta