I primari alzano la voce: «Fate subito l’Ospedale di eccellenza»

Prese di posizione nette, suffragate dall’esperienze quotidiane vissute nei reparti dell’ospedale Mazzoni e del Madonna del Soccorso dove i pazienti sono costretti a fare la spola tra reparti “dimezzati” a 30 km di distanza. O con gli stessi medici costretti ad acquistare macchinari doppioni quando con un plesso unico se ne potrebbe acquistare uno solo ma di maggiore qualità e potenza. E’ stata questa la testimonianza dei primari dell’Area Vasta 5 che, al dibattito andato in scena alla recente Festa dell’Unità,  hanno ribadito con forza la necessità di un plesso unico dove gestire gli “acuti”, ovvero i pazienti più gravi. Un esempio per tutti: con la situazione attuale una persona colpita da infarto deve essere curata d Ascoli dove è presente l’Utic e poi deve andare a San Benedetto dove è presente la cardiologia riabilitativa. Ecco ad esempio la testimonianza del primario di chirurgia del Mazzoni, Marco Catarci. «Vengo da Roma -dice- dove ho fatto per 30 anni il chirurgo. Sul caso del nuovo ospedale vedo che ci sono atteggiamenti autolesionisti e campanilisti. Qui la situazione è ideale visto che ci sono 30 km di raccordo autostradale, mentre a Roma per fare un km serve mezz’ora. Qualsiasi speculazione sulla distanza fa ridere. Qui c’è 20% di mobilità passiva verso Lombardia e Emilia Romagna. Una struttura a doppioni come c’è nell’Area Vasta 5 costa, visto che ogni unità operativa costa dall’1 al 5%. Con un plesso unico possiamo recuperare moltissimi soldi. La stroke unit è bellissima, ma è monca. Da sei mesi sto rompendo l’anima a tutti per avere una radiologia interventista h24 nel Sud delle Marche, mentre oggi si va ad Ancona e qualcuno nel mezzo ci rimane. Ma servono  professionisti che costano perché devono essere formati. Inoltre non abbiamo una gastroenterologia di secondo livello che sta a Fermo, ma i tempi e i numeri sono maturi per averlo anche qui. Qualsiasi ulteriore discorso. In attesa del nuovo ospedale, dobbiamo eliminare i doppioni per prepararci all’ospedale di eccellenza» «Oggi tra Ascoli e San Benedetto – aggiunge il primario di radiologia, Carlo Marinucci- ci sono doppioni che portano via risorse preziose. Penso alla “guardia” radiologica h24: con una struttura unica si potrebbero impiegare risorse per fare ulteriori interventi come auspicato anche dal collega Catarci (primario di Chirurgia di Ascoli, ndr) nel campo ad esempio della radiologia interventistica. La struttura del Mazzoni inoltre è stata inaugurata nel 1980 ed inizia ad essere vecchia. Oggi, ad esempio, non ci sono spazi separati per gli esami a cui devono essere sottoposti gli acuti e chi si reca per gli esami programmati influendo negativamente anche sulle liste d’attesa»