Marcolini, il vecchio leone dell’arte dona cinque opere alla Galleria “Licini”

Arnaldo Marcolini

di Luca Capponi 

Le sue opere sono esposte in tutto il mondo, da Parigi a Madrid passando per Washington e New York, e lui si può ben considerare uno dei vecchi leoni dell’arte italiana. Arnaldo Marcolini, classe 1937, fa parte di una generazione, quella di gente come Ercolani, Carboni e Anastasi, per citare tre conterranei, che ha fatto vivere alla città un periodo di grande fulgore. Da oggi il Nostro, all’approssimarsi di una nuova fase creativa, che sancisce il ritorno alla figura del soldato “Miles” nata sul finire dei Sessanta, sarà uno dei punti imprenscindibili della Galleria d’Arte Contemporanea “Licini”, a cui ha deciso di donare cinque sue nuove opere, che vanno ad aggiungersi alla due già presenti in loco. «Per ora resteranno collocate nella stanza che accoglie il laboratorio di stampa della rinnovata galleria, ma presto saranno al secondo piano nell’apposita area dedicata ai maestri ascolani» spiega il direttore Stefano Papetti.

Un’opera della serie “Miles” tra quelle che Marcolini ha donato alla Galleria “Licini”

«Negli anni abbiamo cercato di avere col maestro un rapporto capace di renderci immuni dalla mancata valorizzazione della sua arte» aggiunge il sindaco Guido Castelli, prima di assolvere il compito che lo stesso Marcolini, a rischio afonia, gli assegna durante l’ufficializzazione della donazione: declamare una delle sue poesie. Sì perché egli scrive anche versi e, dopo l’uscita del primo volume, a breve pubblicherà un altro libro. Ora, però, lo spazio è tutto per le sue cinque creature di carta, vere e proprie opere tridimensionali che collocano nello spazio il soldato e le sue peripezie umane. «Rappresenta un po’ quello che era l’angelo ribelle per Licini, una figura metaforica che solo in apparenza sembra malvagia ma che in realtà subisce la cattiveria dell’intorno, del mondo esterno, degli altri» spiega Marcolini con un fil di voce. Peccato, perché di aneddoti e storie ne avrebbe da raccontare, lui che era ed è apprezzato da fior di critici (uno su tutti, Umberto Eco) e che in sessanta anni di carriera ha esposto praticamente ovunque, facendo transitare la sua arte astratta in diverse e feconde fasi, dai paesaggi astrali fino alla fascinazione per i Maya e a quello che forse è il suo tema principale, vale a dire i “nodi”, grovigli che attanagliano l’anima e condizionano l’esistenza dell’essere.

 

Da sinistra: Marcolini, Castelli, Dragoni e Papetti