Fazzini: “L’arte è la mia libertà. “Sogno Piazza del Popolo patrimonio Unesco”

“La mia arte è libera, non appartengo a nessuna corrente e la mia bottega è un po’ la mia anima, il mio rifugio dove tutto quello che c’è è frutto delle mie mani”. Quando si entra nello studio del pittore ascolano Dante Fazzini l’odore dei colori ti pervade, mentre l’ordine e la storia dei quadri appesi e accatastati ripercorrono la vita dell’artista.

“Sono fortunato – dice Fazzini – ho fatto un lavoro (insegnante alla Scuola Media D’Azeglio) che mi ha gratificato. Tuttora continuo la mia attività creativa (e mostra la nuova pialla per allisciare il legno e costruire oggetti che poi prendono forma e anche vita, ndr) che prima trasmettevo ai ragazzi che erano molto ricettivi. Questo ritorno alla manualità in un’epoca dominata dal digitale aiuta a sentirmi libero”.

Che cos’è allora l’arte per Fazzini?

“Per me è libertà e creatività. Non mi sono mai legato ad un movimento particolare. Ho voluto il mio spazio per fare e non fare, per cambiare e per non essere costretto a fare determinate opere per il mercato”.

Il colore e Ascoli in tanti suoi quadri giocano un ruolo fondamentale. Che significato ha per lei?

“È senza dubbio accattivante, colpisce. Uno degli ultimi quadri che ho fatto (raffigura piazza del Popolo con il Caffè Meletti in primo piano, ndr) è piaciuto così tanto ad un importante manager americano del marketing che la stessa Fondazione Carisap ha voluto donargli il mio quadro. C’è poi piazza del Popolo, un luogo per me carissimo, visto che mia nonna che faceva la “vennericula” abitava proprio dove c’era il ristorante Tornasacco. Per me piazza del Popolo deve essere dichiarata patrimonio dell’umanità al pari di piazza dei Miracoli di Pisa e gli altri luoghi riconosciuti dall’Unesco”.

Che cosa fa oggi Dante Fazzini dopo la pensione dalla scuola?

“Ho girato il mondo, ma alla fine torno sempre al mio mestiere. Voglio imparare ancora, alla ricerca di quello stupore che insegnavo ai bambini, ai quali facevo spesso e volentieri dei ritratti. Facendo vedere loro come nasce un segno, creavo dello stupore e come un pifferaio magico me li portavo dietro. In tanti hanno a casa i ritratti che facevo a scuola”.

Dalle sue opere emerge sempre un forte attaccamento ad Ascoli, in cui in passato ha anche dato segno di impegno civile (organizzando la protesta contro i nuovi lampioni a led, ndr). È ancora pronto a mobilitarsi?

“Sento dentro l’ascolanità. Di recente ho dipinto quadri (e tira fuori due grandi opere, ndr) scendendo al mattino presto dalla Piazzarola dove abito o rientrando a casa, cercando di immortalare istanti di vita e anche profumi. La politica? Non ho tempo, dovrei rinunciare alle cose che faccio. Non ce l’ho contro i politici, sto dalla parte di chi vuole fare del bene a questa città”.