Il castellano Vincenzo Rossi racconta il Torrione di San Benedetto del Tronto

Da sei anni la Torre dei Gualtieri è custodita dall’Associazione “Amici del Pese Alto” che ne ha delegato la cura e l’organizzazione di eventi all’artista Vincenzo Rossi.

Il monumento è il simbolo della città e ogni anno accoglie, tra le sue imponenti mura, scolaresche, gruppi di visitatori e turisti. Nel periodo estivo diventa sede espositiva per mostre di vario genere, dando la possibilità a tanti artisti di far conoscere le loro opere.

Vincenzo, quando inizia la storia della Torre?

Partirei senza dubbio dal 1146, anno in cui il Vescovo Liberto di Fermo concesse ai fratelli Gualtieri di erigere una torre a protezione di Castrum Sancti Benedicti in Albula, che assume la denominazione di castrum a seguito dell’intervento di fortificazione del nucleo urbanistico primario.

A prima vista ricorda tanto una nave con la prua rivolta verso il mare, vero?

Sì, la struttura del Torrione è molto particolare, ha una pianta forma esagonale, leggermente schiacciata ai lati sud/nord. È costituita su tre livelli: il primo, più antico, con una volta a botte e gli altri due, rivisti intorno al 1400, caratterizzati dalle volte e vela. Ogni lato è di 5 metri con uno spessore di 1,5 metri tra il muro esterno e quello interno.

L’apertura a terra che utilizziamo oggi fu realizzata durante il periodo napoleonico, in origine si accedeva tramite l’entrata posta attualmente a circa 6 metri dalla piazza.

È alta 22 metri e dal terrazzo è possibile godere di un panorama spettacolare sul mare e sulle nostre colline.

Cosa ci dici dell’orologio?

L’orologio fu istallato nel tardo Settecento quando, a seguito dei lavori di ampliamento della chiesa di San Benedetto Martire, fu recuperato e posizionato nella torre.

Le ore sono regolate da un meccanismo del 1906 commissionato alla ditta milanese dei fratelli Fontana, specializzata in ingranaggi e meccanismi di orologi da torre. Realizzato con materiali molto pregiati, ebbe un costo di 2.513 lire, circa 70.000 euro in rapporto ai giorni nostri.

e delle campane?

Il meccanismo è legato con dei tiranti alle campane. La campana maggiore, molto cara ai sambenedettesi e detta “lu campanò”, fu realizzata dall’amministrazione comunale con il contributo dei “Parò” (proprietari di pescherecci) che per alcuni anni si autotassarono per sostenere l’acquisto.

La fusione avvenne a Rimini nel 1853.

La campana grande, il cui rintocco scandisce le ore, fu arricchita con fregi particolari divenuti in seguito simboli della città. L’iconografia in rilievo comprende, a partire dal lato nord l’Annunciazione, sul lato ovest San Vincenzo Ferreri (protettore dai fulmini), sul lato sud la Crocifissione e sul lato est lo stemma della Città di San Benedetto del Tronto.

La campana piccola fu realizzata a Montedinove nel 1866, pesa 450 chili e i rintocchi scandiscono i quarti d’ora. Sulla calotta superiore vi è un’iscrizione con l’invocazione in latino: “A peste fame et bello libera nos Domine”. Il 13 ottobre, in occasione della festa del Patrono, la campana grande viene suonata per oscillazione al posto del solito martelletto.

Grazie Vincenzo, alla prossima storia.

Grazie a voi!