Osvaldo Licini, il pittore visionario che ha tradotto l’arte in magia

Osvaldo Licini nasce il 22 marzo 1894 a Monte Vidon Corrado. Il padre abile disegnatore e la madre responsabile di una casa di moda si trasferiscono a Parigi insieme alla altra figlia nel 1902, mentre il giovane artista resta nel paese natale con il nonno.

Dal 1908 al 1914 frequenta l’Accademia di Belle Arti a Bologna dove espone per la prima volta all’hotel Baglioni esordendo con “la mostra dei secessionisti” a cui prende parte anche Filippo Tommaso Marinetti.

Perfezionatosi all’accademia di Firenze, inizia la sua carriera e per tutto il 900 sarà punto di riferimento, insieme ad altri pittori del secolo, della corrente dell’astrattismo e del modernismo.

Osvaldo Licini, Amalassunta su fondo blu (1951) | Galleria d’Arte Contemporanea O. Licini, Ascoli Piceno

Dopo aver insignito il grande maestro con il premio internazionale della pittura alla XXIX Biennale del 1958, a 60 anni dalla morte dell’artista marchigiano che con la sua originalità ha saputo ricavarsi un posto particolare nella storia dell’arte del Novecento, interpretando il periodo artistico con una visione figurativa fantasiosa e piena di linee e di colori, la città di Venezia è tornata a celebrare la sua figura e la sua arte con la mostra “Osvaldo Licini. Che un vento di follia totale mi sollevi”, ospitata alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia (22 settembre 2018 – 14 gennaio 2019).

Circa 100 opere, in esposizione in 11 sale, hanno ripercorso i periodi creativi di Licini, a partire dalla fase giovanile degli anni Venti con i paesaggi e le sempre care colline marchigiane, alla fase figurativa degli anni Trenta, per arrivare certamente agli anni più impegnati delle sue creazioni, gli anni Quaranta, nei quali la maturità artistica segna una grande evoluzione della sua opera.

Osvaldo Licini, Ritratto di Nanny (1926) | Galleria d’Arte Contemporanea O. Licini, Ascoli Piceno

I temi trattati assumono rilievo e appaiono di grande contenuto intellettuale, tele come Amalassunta” consolidano la posizione di grande modernista nel panorama internazionale. I poliedrici tocchi di pennello, sapientemente direzionati sulla tela, mostrano tutte le sfumature del suo carattere e della sua personalità, suscitando emozioni che avvicinano lo spettatore alle opere e lo proiettano in un magico susseguirsi di sensazioni uniche, attraverso la sua arte e l’introspezione del suo essere uomo.