I nigeriani insultati all’arrivo in tribunale Durante l’udienza restano in silenzio

L’ingresso in tribunale dei due nigeriani (Foto Andrea Vagnoni)

La rabbia delle vittime, il silenzio degli imputati. “Bastardi”, l’urlo di un familiare disperato risuona in mezzo a piazza Serafino Orlini in una fredda mattina invernale ascolana. L’aria gelida però non spegne il fuoco della rabbia che esplode di fronte ai due nigeriani (Christopher Ehikhebolo e Patrick Boi), appena giunti dal carcere di Pesaro ammanettati e scortati dalle guardie carcerarie, accusati di aver violentato, a turno, una minorenne ascolana. Uno dei familiari prova ad inseguirli prima che i due varchino la soglia d’ingresso del palazzo di giustizia dove li attende il giudice che poi li manderà a processo in programma il 13 febbraio prossimo. Uno di loro sembra tenere tra le mani strette dalle manette un rosario. Dentro l’aula di tribunale i due non parlano, nonostante la presenza di un interprete. La difesa chiede per loro il rito abbreviato condizionato allo svolgimento di due perizie e all’audizione degli operatori del centro di accoglienza dove alloggiavano. Dopo un’ora di camera di consiglio, poco prima dell’una, gli imputati escono di nuovo dal tribunale per tornare nel penitenziario pesarese. Sempre in silenzio di fronte al dolore dei familiari della giovanissima ascolana.

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