Ospedale Mazzoni, barelle e carrozzine costrette allo slalom tra gli utenti in fila

Le persone in attesa del proprio numero agli sportelli della segreteria di Radiologia

di Andrea Ferretti

Privacy zero. Buonsenso ancora di meno. Accade all’ospedale “Mazzoni” di Ascoli, dove il bacino di utenza è vasto comprendendo anche cittadini dell’entroterra fino ai confini con Lazio e Umbria, ma anche della vallata del Tronto e del vicino Abruzzo. Il caso, segnalatoci più volte, lo abbiamo constato di persona. Già, proprio come si faceva una volta quando ancora lavorare nel mondo dell’informazione aveva un senso ben preciso.

L’ingresso al reparto

Martedì 8 gennaio 2019, ore 10,36. Pianterreno del “Mazzoni”. Entrando dalla porta girevole si va a sinistra dove c’è Radiologia e dove si può anche raggiungere Pronto Soccorso e Rianimazione. Cosa accade? Subito dopo l’ampio spazio riservato agli ascensori e alle macchine distributrici di bevande e alimenti, c’è la segreteria di Radiologia, una sorta di anticamera del reparto. In fila ci sono 27 persone, ognuno armato di biglietto numerato tenuto stretto in mano per non perdere preziose posizioni. Guai a distrarsi, che vieni subito… sorpassato. Ma fin qui rientra tutto nella routine giornaliera. Le segnalazioni – che rispondono a cruda realtà – è che in mezzo alle persone in attesa o agli sportelli, transitano barelle e carrozzine con ricoverati (spesso del Pronto Soccorso, ma anche dei vari reparti) che hanno bisogno di sottoporsi ad esami come raggi, ecografie, tac, angiografie e risonanze magnetiche.

Si fa davvero fatica a capire come mai a nessuno sia ancora venuto in mente di mettere fine a una situazione in cui le “vittime” sono i poveri pazienti – spesso anche molto anziani, come abbiamo avuto modo di constatare – costretti a mettere a nudo tutto il loro disagio. Tra donne e uomini, mamme e bambini in attesa di prenotare e/o pagare in uno dei quattro sportelli (ritiro referti, due di accettazione-prenotazione, cassa) sfilano barelle e carrozzine trainate da infermieri e infermiere che, non avendo a disposizione un clacson, devono dribblare il popolo in attesa di prenotare, o pagare, o prendersi il caffè, o fare quattro chiacchiere in quella che sembra la piazzetta di un quartiere. Malati e ricoverati spesso chiudono gli occhi, quasi a non vedere e nascondere il proprio disagio, che in certe situazioni lievita a dismisura. Il senso del pudore viene infranto, e il passaggio alla vergogna è assai breve.

La porta da cui si accede a Rianimazione e Pronto Soccorso

Accanto agli sportelli si trova anche l’ingresso al seminterrato dove c’è Medicina Nucleare. Poco più avanti le stanze riservate a senologia e quelle in cui si fanno ecografie, risonanze magnetiche, raggi (“diagnostiche rx”), angiografie e tac. Anche qui privacy vicino allo zero con addetti che, nel corridoio, chiamano ad alta voce (soprattutto quando il traffico è intenso) i pazienti in attesa con tanto di nome e cognome. Una soluzione va trovata, magari provando a spostare la segreteria da qualche altra parte. Il primario di Radiologia, dottor Carlo Marinucci, sicuramente potrà provvedere a questo. Figuriamoci Cesare Milani, direttore generale di Area Vasta 5.