Sisma e siccità da codice rosso Niente acqua nelle ore notturne Chiusure da Ascoli a San Benedetto

di Luca Capponi 

Fa specie parlare di crisi idrica quando fuori piove e nevica, ma tant’è: i mesi di magra, storicamente, sono proprio quelli di dicembre, gennaio e febbraio. A questo va aggiunto l’evento straordinario e devastante che è stato il sisma, capace di ridurre la portata, esempio, della sorgente di Foce (Montemonaco) di 300 litri al secondo. Risultato: da lunedì 14 gennaio sarà attivata la chiusura dei serbatoi nelle ore notturne, dalle 23 alle 6, in gran parte dei comuni del Piceno.
Lo ha reso noto la Ciip, che tramite il suo presidente Giacinto Alati ha specificato come «L’acqua c’è ma non è sufficiente, chiudiamo per evitare sprechi. Finora avevamo cercato di sopperire alle carenze con gli impianti di soccorso e il lavoro encomiabile di tanti operai e tecnici, ma il perdurare della situazione ci ha imposto questo provvedimento».

Orsini, Serena, Alati e Bollettini

Il codice è dunque rosso, ed è la prima volta che accade. Anche se, giustamente, dal Ciip nessuno vuole generare allarmismi in un territorio dove il turismo rappresenta un volano importante. «Non possiamo fare previsioni su quando terminerà tale stato di cose, storicamente intorno alla fine di febbraio le sorgenti recuperano portata, purtroppo però dobbiamo fare i conti con l’effetto del terremoto e col fatto che una parte del nostro bacino è andata persa per sempre» precisa l’ingegnere Cristiana Bollettini, affiancata oltre che da Alati, anche dal geometra Antonio Serena e dal dirigente Cesare Orsini.
Le chiusure, come detto, riguarderanno una lunga lista di comuni. Ad Ascoli, rubinetti off limits nel centro urbano, nel quartiere Tofare, in via Aprutina, via Napoli, via III Ottobre, via Spalvieri, via Napoli, a Monticelli, Brecciarolo, Mozzano, Villa Sant’Antonio, nella zona di Marino del Tronto e al Battente. A Folignano, oltre che nel capoluogo, anche a Villa Pigna. E poi, ancora, Maltignano e la frazione di Caselle; Venarotta; Roccafluvione; Acquasanta Terme e frazioni (Centrale, Paggese, Santa Maria, Castel di Luco); Castel di Lama centro urbano e Villa Chiarini, Piattoni, Forcella, Cabbiano, Valentino, Colle; Castignano; Castorano e frazioni di San Silvestro e Gaico; Colli del Tronto e Villa San Giuseppe; Spinetoli e Pagliare; Offida centro e zona Cappuccini e San Lazzaro; Rotella; Acquaviva e le contrade San Vincenzo e Colle in Su; Monsampolo; Grottammare (escluso il centro storico); Cupra; Montalto; Montedinove; Montefiore dell’Aso; Ripatransone; Monteprandone nelle frazioni di Centobuchi e Stella di Monsampolo e, infine, a San Benedetto del Tronto, nella zone Ponte Rotto, nella zona industriale Acquaviva, in contrada Marinuccia e nella parte alta zona Ascolani. Infine, anche due comuni del Fermano, vale a dire Lapedona e Ortezzano.

Cercasi acqua (foto Vagnoni)

«Se non ci fosse stata una certa lungimiranza in passato, non saremmo riusciti a fare quello che abbiamo fatto, cioè a garantire sempre l’acqua nonostante i problemi derivati dall’accoppiata siccità-sisma, difficilissima da affrontare. Di certo c’è che quando abbiamo denunciato la situazione non gridavamo “al lupo al lupo” ma parlavamo con cognizione di causa» ripete Alati.«Da anni siamo al lavoro per studiare soluzioni, purtroppo si sono combinati insieme due eventi straordinari. -conclude il presidente- Con gli impianti di soccorso (per l’estate sarà attivo anche quello di Castel Trosino, ad Ascoli, costato oltre 1 milione di euro e capace di poter garantire un getto di 50 litri al secondo) contiamo di potere fronteggiare anche questa situazione. Invitiamo comunque la popolazione ad un uso responsabile dell’acqua e ad evitare gli sprechi».
A tal proposito, il prossimo 22 gennaio, nella sede Ciip di viale della Repubblica si terrà un importante convegno intitolato propri “Sisma e crisi idrica”.