Il racconto dell’autista eroe: «Chiunque fa questo lavoro si sarebbe comportato così, ho pensato ai genitori dei ragazzi»

Giovanni Tacconi

di Maria Nerina Galiè

Sorpreso da tanta ed inaspettata popolarità, Giovanni Tacconi, l’autista della Madebus autore della difficilissima inversione sul cavalcavia dell’A14 la notte tra lunedì 11 e martedì 12 febbraio, ha commentato: «Chiunque fa questo lavoro con passione e senso di responsabilità si sarebbe comportato allo stesso modo». Schivo per natura Tacconi, residente a Comunanza, 52 anni ed al volante dei giganti della strada dal 1988, forse non si è reso conto di aver usato parole, “passione e senso di responsabilità”, che hanno fatto la differenza per i 40 ragazzi dell’Alberghiero “Celso Ulpiani” e per i loro genitori.

Erano circa le 21,45 quando uno dei due pullman, con a bordo gli studenti dell’istituto ascolano ed i loro insegnanti di ritorno dalla Bit di Milano, è rimasto incolonnato sulla carreggiata sud dell’autostrada, subito dopo il casello di Porto Recanati, per via di un grave incidente. «Per prima cosa – ha detto il bravo autista – ho chiamato il collega dell’altro mezzo, che era rimasto indietro, per avvisarlo di uscire a Porto Recanati. Altrimenti si sarebbe ritrovato pure lui imbottigliato».

Provvidenziale avvertimento che ha permesso al secondo autista, con il suo prezioso carico, di arrivare ad Ascoli intorno alle 23, più o meno l’ora prevista per il regolare rientro. I passeggeri del pullman di Tacconi invece sono rimasti fermi per quasi due ore. E la situazione non era per risolversi a breve. Tanto che la Polizia Stradale aveva iniziato a far girare le auto per dirottarle verso il casello di Porto Recanati, nel frattempo chiuso in ingresso e con obbligo di uscita per quelli provenienti da nord. Le auto, ma non il pullman, lungo 14 metri su un cavalcavia (prospiciente il famigerato “Hotel House”) largo 15 da guardrail a guardrail.

«Più il tempo passava – ha confessato Tacconi, tre figli di cui due della stessa età degli studenti che trasportava – più pensavo ai genitori che erano in attesa e che avevano visto arrivare l’altro pullman. Sapevano il motivo del ritardo, perché in costante contatto telefonico. Però percepivo l’apprensione, come sarebbe stato per me al loro posto».

Per di più l’ultima sosta era stata fatta a Forlì alle 19,45. C’era chi doveva andare in bagno o sgranchirsi le gambe. Era ormai notte fonda. Quindi che cosa ha pensato di fare? «Ho chiesto alla Polizia Stradale di poter tornare indietro in retromarcia. Sarebbe stata la cosa più semplice (se lo dice lui…, ndr). Mi hanno detto di no perché avrei creato problemi al casello. L’unica soluzione era l’inversione, ammesso che ci fossi riuscito. Altrimenti bisognava restare lì. Ho deciso che dovevo provare e mettercela tutta. Lo spazio era davvero pochissimo. Era la prima volta che mi trovavo in una situazione simile».

La delicatissima manovra si è svolta nel più assoluto silenzio all’interno del mezzo, un po’ perché gli agenti della polstrada che coordinavano da terra lo avevano chiesto, un po’ perché tutti erano con il fiato sospeso. Ma alla fine esperienza, concentrazione e una buona dose di perizia hanno avuto la meglio e il grande pullman si è girato sullo stretto cavalcavia tra gli applausi ed i ringraziamenti dei passeggeri. «Un momento emozionante!» si lascia sfuggire.

Ancora presto però per tirare il sospiro di sollievo. Bisognava portare il mezzo fuori dall’autostrada imboccando l’uscita in senso contrario. «Gli agenti della Polstrada sono stati fondamentali. Mi hanno dato precise indicazioni, come marciare al centro della carreggiata e non superare i 50 chilometri orari. Un’altra pattuglia, collegata via radio con la prima, mi ha aspettato al casello e scortato fino all’uscita. E’ andata bene». Dopo un breve tratto di Statale Adriatica, Tacconi è rientrato in A14 a Civitanova Marche. Ha fermato il pullman per una breve ma necessaria sosta, e intorno all’1,15 ha riconsegnato ai genitori i 40 ragazzi. Tutti sani e salvi e con un’altra bella storia da raccontare.