Cecco d’Ascoli: una storia di 750 anni

Tra il ponte di Porta Maggiore e il Forte Malatesta, si erge sinuoso il monumento realizzato negli Anni Venti da Edoardo Camilli, raffigurante Francesco Stabili di Simeone, conosciuto come Cecco d’Ascoli.

Cecco d’Ascoli fu poeta, filosofo, medico e astronomo. Nacque nel 1269 ad Ancarano, al tempo luogo sacro legato al Piceno, in quanto ceduto al vescovo di Ascoli direttamente da Carlo Magno, e di seguito appartenuto allo Stato Pontificio, e al Regno dei Borboni. Morì a Firenze nel 1327, condannato al rogo dall’Inquisizione per il suo pensiero e per le sue posizioni, ritenute eretiche dalla Chiesa.

Una vecchia leggenda narra che il ponte di Cecco sia stato costruito in una sola notte direttamente dal diavolo, dopo che l’illustre studioso glielo avesse comandato.

L’elogio più grande ricevuto da Cecco d’Ascoli è attribuito a Petrarca, che in uno dei suoi scritti lo descrive così: “Tu se l’grande Ascolan che il mondo allumi. Per gratia l’altissimo tuo ingegno tu solo in terra de veder sei degno. Esperientia de gl’eterni lumi”.

Nel 1982 viene fondato l’Istituto di Studi Medievali che porta il suo nome con sede a Palazzo dei Capitani del Popolo. Ogni anno la città di Ascoli Piceno organizza manifestazioni, premi ed eventi culturali per celebrare il suo illustre cittadino.

Tra le sue opere più importanti infatti troviamo il De eccentricis et epicyclis, il De principiis astrologiae, commento all’Alcabizio, il Tractatus in Sphaeram, commento al Sacrobosco e la celebre L’Acerba – Acerba etas, sua opera più famosa anche per il fatto che in questa Cecco riservò anche a Dante Alighieri un giudizio piuttosto duro, imputando al sommo poeta la colpa di “cantare come le rane (…) immaginando cose vane”.

Quest’anno considerata la ricorrenza dei 750 anni dalla sua nascita, Ascoli ha dedicato a Cecco una serie speciale di eventi. Tutte le informazioni su: www.ceccodascoli.eu

“ io sono Cecco d’Ascoli e sono morto abbruciato a Firenze (…) per cagioni di resia (…)”

Nazzareno Menzietti