Posted on: 4 Dicembre 2019 Posted by: Admin Comments: 0
Leopardi_Infinito

“Infinità/Immensità. Il manoscritto”. È stato l’evento di punta, nel calendario delle celebrazioni per i 200 anni della scrittura della lirica L’infinito, patrocinato dal MIBAC, Regione Marche, Comune di Recanati, Casa Leopardi, Università degli Studi di Macerata, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura e Centro Nazionale Studi Leopardiani.

Il manoscritto autografo de L’infinito, fu composto nel 1819 dal ventunenne poeta marchigiano e nel 1826 fu pubblicato come primo di sei Idilli.

L’infinito è tra le poesie più conosciute in Italia e nel mondo, la grandiosità dei suoi versi continua a comunicare bellezza anche ai nostri giorni.

Il giovane Giacomo nei momenti di riflessione soleva recarsi sulla cima del monte Tabor a contemplare l’orizzonte. I suoi pensieri correvano oltre quella siepe, affidando all’immaginazione tutto quello che “il guardo esclude”.

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Nel manoscritto Leopardi cancellò con un segno a penna nella penultima riga la parola “immensità” sostituendola con “infinità”. Nella versione ufficiale la correzione non fu mai trascritta.

Leopardi è un genio che ha regalato, e continua a regalare, attimi di profonda riflessione.

Leopardi Infinito manoscritto

Nazzareno Menzietti