Posted on: 17 Dicembre 2019 Posted by: Admin Comments: 0
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Passeggiando per piazza Arringo nel centro storico di Ascoli Piceno, al lato destro del Duomo di Sant’Emidio salta allo sguardo una costruzione dalle forme particolari realizzata con la caratteristica pietra locale, è il Battistero di San Giovanni, interamente in travertino.

Databile intorno al XII secolo, nonostante le sezioni stratigrafiche più antiche risalgano al V secolo d.C., rappresenta una delle massime espressioni di architettura romanica presenti in Italia.

La parola “battesimo” deriva dal verbo greco bapto, “immergo”: l’immersione del corpo nell’acqua era considerata anche dalle prime comunità cristiane l’allegoria della purificazione dello spirito: per nascere veramente, bisognava rinascere.

L’esterno

Una partitura contraddistinta da linee nette e regolari divide la struttura in tre volumi sovrapposti tra loro: un cubo alla base su cui poggia un ottaedro (il tiburio) che contiene al suo interno la cupola.

Il basamento quadrangolare è situato in corrispondenza dei quattro punti cardinali.

Le pareti del tiburio sono abbellite da trifore cieche con arcatelle a tutto sesto, scandite da capitelli di pregevole fattura.

La struttura prende luce al suo interno dalle quattro monofore poste al di sopra dei quattro lati della base e dallo splendido oculo, coperto all’esterno da una lanterna.

L’interno

Due portali consentono l’ingresso e l’uscita. L’ingresso principale si apre su piazza Arringo, da lì entrava chi chiedeva il battesimo e usciva dalla porta posta di fronte alla Cattedrale, pronto ad essere accolto in chiesa.

L’interno presenta una struttura ottagonale sormontata dalla cupola emisferica.

Al centro dell’edificio la vasca battesimale, risalente al V-VI secolo d. C. utilizzata per il rito cristiano ad immersione, presenta una pianta circolare circondata da un parapetto in travertino di cui si sono conservate solamente le due lastre oggi visibili.


La simbologia del numero nel Medioevo

Oltre ad uno straordinario esempio di architettura romanica, il Battistero di San Giovanni rappresenta un “libro di pietra” di cui l’abitante del tempo sapeva ben decifrare ogni significato.

Il visitatore moderno una volta entrato è trasportato in una dimensione mistica custode della simbologia cosmica medievale, un perfetto sistema aristotelico/tolemaico che dalla base terrena, rappresentata dal cubo, si eleva verso la dimensione paradisiaca, l’Empireo, rappresentata dalla cupola con al centro la luce dell’oculo.

Tutte le cose sono create secondo un ordine armonioso, poiché generate da Dio, che è somma armonia. L’uomo tende a raggiungere l’Empireo ma, a causa di un uso errato del libero arbitrio, spesso si distoglie, attirato da beni materiali e corrompendosi, fino a cadere all’Inferno. La simbologia del numero 8, comune a questo tipo di strutture, rappresenta la salvezza dell’uomo cristiano dalla dannazione eterna.

Dal 4 della base si va al cerchio della volta, ovvero, come sottolinea Agostino nel De civitate Dei, si passa dalla città dell’uomo alla città di Dio, dal volere dell’uomo e il volere di Dio, ed è quest’ultimo l’unico che conduce alla felicità e alla giustizia eterna. La civitas terrena perisce di fronte al trionfo della civitas celeste.

Il fonte battesimale trecentesco: un cambiamento nella liturgia

La bellezza del battistero ascolano è impreziosita dalle decorazioni interne ed esterne e dall’uso del pregiatissimo travertino locale.

Dall’epigrafia catacombale e dalla Bibbia si deduce che il battesimo veniva somministrato in età adulta.

Con il passare degli anni la tradizione cattolica del battesimo cambia e diviene uso somministrare il sacramento anche in età infantile, conseguenza che porterà l’introduzione nel battistero ascolano di una vasca ridimensionata ricavata all’interno della prima.

Agli inizi del XIV secolo, certamente all’epoca in cui nella liturgia battesimale l’infusione aveva sostituito l’immersione, venne realizzato e sistemato sul lato destro un fonte battesimale in stile tardogotico costituito da una colonna tortile su cui poggiava un invaso circolare. Un raffinato manufatto riccamente decorato da motivi vegetali e volti antropomorfi che fortunatamente possiamo continuare ad ammirare.

Il Battistero di Ascoli Piceno porta ai nostri giorni la testimonianza dell’opera di maestranze dotate di abilità tecniche nella lavorazione del travertino non comuni, il lavoro di artigiani capaci di tirar fuori la magia racchiusa in questa splendida pietra.



Nikos Angelis