Storia e tradizione della ceramica nelle Marche

Ceramica, dal greco “kéramos”, significa “terra cotta”. Il materiale, allo stato naturale, ha caratteristiche di grande duttilità, mentre dopo la cottura diviene rigido.

La lavorazione della ceramica è una delle più antiche tecniche artigianali conosciute fin dalla preistoria. Già dal Neolitico abbiamo tracce di vasellame grezzo impastato e cotto rudimentalmente sul fuoco. Il colore e la qualità della ceramica varia a seconda degli ossidi minerali contenuti nelle argille.

La tipologia più comune di ceramica è la terracotta, ovvero argilla porosa, cotta a 900°-1000°C. Se la terracotta viene smaltata, l’oggetto diviene impermeabile quando nuovamente cotto, ad una temperatura di 900°-950°C.

L’arte della ceramica, con il passare dei secoli, diventa sempre più raffinata, grazie all’introduzione di nuove tecniche. Pitture, decorazioni e fregi consentono di ottenere via via oggetti sempre più eleganti e ricercati, il cui uso varia secondo la necessità.

Già in epoca medievale nelle Marche, insieme alle importanti scuole di pittura, si caratterizzano produzioni di ceramica ben definite: ecco quindi che la tradizione della maiolica diventa ben presto punto di riferimento per tutti gli artisti nazionali.

Fin già nell’epoca romana gli artigiani sono iscritti ad un “corpus” o “collegium”, successivamente nel Medioevo, creano delle associazioni dette “corporazioni delle arti e dei mestieri”. Le corporazioni applicano un regolamento per gli associati, è infatti spesso redatto un codice per il controllo delle materie prime, e vengono monitorate e disciplinate le fasi lavorative e gli strumenti da utilizzare. La corporazione garantisce il controllo dei manufatti con la clausola del “fatto a regola dell’arte”.

La creazione delle corporazioni favorisce la crescita economica e l’espansione del distretto manifatturiero. Nelle Marche i grandi centri della maiolica sono Urbino, Urbania, Pesaro, Fabriano e Ascoli Piceno. I prodotti di questi distretti sono da sempre considerati vere opere d’arte e trovano collocazione nei principali musei di tutto il mondo. Dal 1300 al 1600 la qualità delle creazioni del distretto marchigiano raggiunge il massimo splendore.

Nella seconda metà del Cinquecento, sotto l’influenza artistica di Raffaello, il comparto della ceramica si specializza nel genere figurativo, riscuotendo grande favore presso le signorie del tempo. Le casate più illustri favoriscono la crescita e lo sviluppo di questa attività, attratti dalla bellezza dei prodotti, e dal valore aggiunto che i manufatti portano ai loro palazzi e nelle loro città. Anche per questo nelle commesse, spesso viene richiesto di esaltare gli stemmi e le imprese valorose dei personaggi più importanti del tempo.

Ascoli Piceno conserva la tradizione artigiana dei ceramisti con un museo organizzato su cinque sezioni, dedicato a quest’arte. Sono circa 300 i pezzi che si possono ammirare nel chiostro, ora adibito a museo, della chiesa romanica di San Tommaso. Le opere dal XV al XX secolo provengono da tutta Italia o da collezioni private donate alla città, in particolar modo dalla Fondazione Carisap e dalla famiglia Matricardi.

Per saperne di più: Museo dell’arte ceramica

Nella foto in copertina: Luca della Robbia (Firenze 1399/1400 ca. – 1482)
Madonna con il Bambino e i Sani Domenico, Tommaso d’Aquino, Alberto Magno e Pietro Martire.
1450-1451

Nazzareno Menzietti