Posted on: 23 Giugno 2020 Posted by: Admin Comments: 0

In questo periodo il polittico del pittore rinascimentale Carlo Crivelli è oggetto di un attento lavoro di restauro presso la Basilica Cattedrale di Ascoli Piceno, nella Cappella del SS. Sacramento. L’operazione è stata resa possibile grazien all’impegno del parroco don Angelo Ciancotti e al finanziamento di un anonimo mecenate. “OPUS KAROLI CRIVELLI VENETI-1473”: come reca l’iscrizione nel pannello centrale, la tavola fu commissionata al pittore veneto Carlo Crivelli nel 1472 dal Vescovo Prospero Caffarelli che la donò alla Cattedrale. Il Polittico, inizialmente collocato nel coro, fu trasferito nella cappella del SS. Sacramento nel 1894.

La cimasa del Polittico
Carlo Crivelli, Polittico di Sant’Emidio, 1473
Tempera e oro su tavola, 3 x 2,75 m
Ascoli Piceno, Cattedrale di Sant’Emidio


In quest’opera il pittore (in quel tempo molto attivo nelle Marche) raggiunge livelli di espressività altissimi: evidente il suo classicismo Rinascimentale nel dipingere, incastonato in una delle espressioni più salienti dell’arte medievale, il polittico. La pala di 3 x 2,75 metri circa, divisa in tre parti (cimasa, parte centrale e predella), è caratterizzata da un linguaggio molto personale e coerente fatto di chiaroscuri, di un disegno rigoroso, di una mimica concreta e controllata, ben visibile dell’articolazione incredibile delle mani e di ogni raffinatissimo dettaglio.
I lavori, iniziati il 29 gennaio 2020, sono stati affidati al laboratorio di Rossana Allegri. La loro conclusione è prevista per luglio di quest’anno.

La restauratrice Rossana Allegri

Racconta la restauratrice: “Ho iniziato a studiare restauro a 18 anni presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ho dedicato tutta la mia vita a questa arte. Al momento vivo a Rimini. Non è la mia prima volta ad Ascoli, ho tenuto in questa splendida città un corso di restauro nel 1984. Lavoro nelle Marche ormai da diversi anni.”
Dalle prime operazioni del 1973 – che avevano restituito al polittico il suo splendore, eliminandone i danni prodotti dal tempo, dal tentato furto, dai tarli e dal movimento delle tavole – a distanza di più di quarant’anni si è manifestata la necessità di intervenire nuovamente.

In primo luogo si sta effettuando la revisione del supporto ligneo, valutandone con cura ogni singola anta: l’incedere del tempo, insieme all’azione combinata degli insetti xilofagi e dell’umidità, ne hanno compromesso in parte il buono stato di conservazione. Pertanto, si stanno eseguendo le operazioni di disinfestazione anossica e pulitura, consolidamento, reintegrazione delle parti danneggiate.


Per quanto riguarda la pellicola pittorica: la pala d’altare ha presentato un buono stato di conservazione. Si sta indagando sugli strati pittorici per decidere quali tecniche e materiali utilizzare per la pulitura, con test a base di solventi organici, soluzioni acquose ed emulsioni.
La nostra redazione era presente il 29 gennaio 2020 quando la squadra del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, formata dall’ispettore Luigi Scorza, dai capisquadra Lorenzo Carassai, Graziano Ciotti e Andrea Marini, dei vigili Daniele Funari, Giovannozzi Stefano e Andrea De Angelis, sotto la supervisione del funzionario delegato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche Pierluigi Moriconi, ha fatto la delicata e complessa operazione di spostamento del polittico dall’abside della Cappella del SS. Sacramento ai cavalletti dei restauratori: vedere da così vicino i tratti di un capolavoro del genere è stata un’esperienza unica.

Ad essere preservato dai segni del tempo sarà anche il prezioso tabernacolo ligneo policromo del Vasari, con il restauro che sarà affrontato da Rino Altero Angelini.

Il tabernacolo in legno policromo del Vasari,
prima metà del XVI secolo

Oltre al valore artistico, quest’opera porta con sé il ricordo di un evento particolarmente caro alla fede cristiana: al suo interno sono conservate le 40 ostie ritrovate integre in un tabernacolo sepolto per mesi sotto alle macerie della chiesa di Santa Maria Assunta di Arquata, distrutta dal terremoto del 2016.

Le ostie ritrovate intatte nelle macerie di Arquata
del Tronto dopo il terremoto 2016


Il viceparroco del Duomo di Ascoli Piceno don Alberto Bastoni ha commentato: “un fatto straordinario che accogliamo come segno di speranza verso le terre che vivono ancora le ferite del terremoto.
Il ritrovamento si è reso possibile grazie alla volontà di don Angelo Ciancotti di recuperare “quei pezzi della mia storia (i genitori del parroco sono originari di Arquata e Pescara del Tronto ndr) e della storia di tanti, a cui la gente è affezionata”. Le spese del restauro saranno a carico dell’Associazione Italia Nostra.

Continuiamo a parlarvi, dopo l’articolo precedente, di come proseguono i lavori nella cripta di Sant’Emidio intervistando i protagonisti, l’architetto Daniele Di Flavio e i restauratori Daniela Lenzi, Dario Di Flavio e Rino Altero Angelini.

Chiediamo a Daniele Di Flavio, direttore dei lavori, il punto della situazione.
“È un tesoro ritrovato, la scoperta del secolo. Durante il restauro delle volte,
dalla parete interna del fianco sinistro del Duomo prospiciente il battistero, sono emersi nuovi dipinti: un Madonna del latte databile all’incirca al XV secolo e altre figure: una Madonna e dei santi databili tra il XIII e XIV secolo. Tutto il materiale trovato sarà oggetto di ricerca da parte di studiosi e storici dell’arte. Ad un saggio iniziale, quelle che, su questa parete, ci sono sembrate semicolonne con scopo decorativo, si sono rivelate colonne vere e proprie che probabilmente costituivano un ingresso alla cripta, un accesso laterale decorato da Angeli, Cherubini e Serafini, dipinti come a voler creare un percorso ideale che porta verso la figura della Madonna. Rimosso
dalla parete il paramento di fattura settecentesca (al tempo inserito per
coprire disegni ritenuti ‘vecchi’ e in disarmonia con la simmetria barocca degli spazi), sono apparse su una sepoltura, che potrebbe appartenere a
Sant’Agostino Eremita, delle figure che hanno la stessa e identica disposizione del polittico del Crivelli presente nel Duomo”.
Ciò significherebbe che il Crivelli si sarebbe ispirato a queste pitture per realizzare il celebre polittico? A questo punto potrebbe essere una certezza, all’epoca del Crivelli queste figure erano visibili nella cripta.

Da sinistra a destra: la restauratrice Rossana Allegri, restauratrice del polittico del Crivelli, il direttore dei lavori nella cripta Daniele di Flavio, la restauratrice Daniela Lenzi, il responsabile del progetto pittorico Rino Altero Angelini e il restauratore Dario Di Flavio

Intervistiamo la restauratrice Daniela Lenzi. Qual è stato il suo percorso prima di arrivare alla cripta di Sant’Emidio?
“Sono nata ad Ascoli, ma ho vissuto a Napoli fino a cinque anni e mezzo fa.
Dopo la laurea, ho lavorato in diversi cantieri unendo sempre la parte pratica con quella della ricerca per cercare di capire e studiare meglio i manufatti su cui ‘operavamo’. Ricordo il mio primo lavoro di restauro su dei capitelli di fattura augustea rinvenuti presso la stazione metropolitana Dante di Napoli: da quel momento, toccare la materia con mano, vederla ‘rinascere’, riprendere vita… mi ha sempre dato una grande emozione.
Grazie alla ferma volontà di far ‘rinascere la cripta’ di don Angelo Ciancotti, ho iniziato da un anno questo splendido progetto”.
Insomma, era destino il suo ritorno qui ad Ascoli. Cosa significa per lei
lavorare in cripta? “Forse sì… Il lavoro in cripta lo definisco una continua scoperta su un manufatto di eccellente valore storico-artistico. Stiamo riportando alla luce ciò che è stato per più di mille anni nascosto agli occhi
di tutti, è una vera soddisfazione ritrovare e riscoprire quello che si pensava fosse dimenticato e perduto. Da essere ‘offuscata’ da intonaci neri a causa del fumo delle antiche torce, da ridipinture e dallo smog, la cripta finalmente scoperta e ‘svelata’, sta ritornando alla luce”.

Affresco venuto alla luce durante gli scavi

“Svelata”, ci spieghi meglio.

“Svelare, scoprire, stonacare quel luogo significa rileggere e rivedere tutta la storia, ritrovarne l’essenza. I dipinti affrescati sulla parete sinistra del
sotterraneo, scoperti recentemente, si pongono come unici in tutto il contesto iconografico marchigiano. Le immagini, in alcuni tratti sembrano riprendere l’impostazione bizantina: si evince una grande forza espressiva nei personaggi, tutti con occhi “penetranti”, sgranati e con le bocche rese sinteticamente con due lineette rosse sovrapposte. In alcune vele delle volte, è stato possibile recuperare scritte a caratteri gotici. Ciò ha permesso, in alcuni casi, di individuare con più facilità le attribuzioni dei Santi.
‘Svelare’ significa riportare alla luce tutto questo nel suo spazio e nella sua sacralità, fare in modo che si possa riprendere un dialogo interrotto per secoli dalle vicissitudini storiche”. Potremmo definirla una delle cripte
più interessanti di tutta l’Italia Centrale? “Assolutamente sì!”
Chiedo al restauratore Dario Di Flavio: qual è l’emozione che più la spinge ad “aiutare” questa cripta ad uscire dall’oscurità che l’ha avvolta per secoli?
“Lo stupore nel veder rivivere una cripta carica di messaggi, di colori e di storia. Un’esperienza unica confrontarsi con le pitture che per secoli si sono nascoste agli occhi di tutti. Un lavoro sicuramente impegnativo dal punto di vista tecnico, a causa delle lacune e dei danneggiamenti creati dal tempo e dall’uomo. Uno studio continuo delle forme nei testi e nelle chiese, per ridare un senso ad una pittura, che spesso vede le lacune prendere il sopravvento sul messaggio che l’arte ci ha lasciato, e ad un colore che sembra essere fuori dal suo contesto. Ma, al di là del tecnicismo del lavoro,
esplode la meraviglia. Dietro alle mura della parete laterale sinistra abbiamo trovato una Madonna del latte con sotto figurine di santi somiglianti a codici miniati, poi altre figure dietro un altro muro e poi ancora colonne dipinte e un impianto tombale con immagini di santi ancora più antichi. Questa è l’emozione che dà autenticità al mio lavoro.
Oltre che nel campo del restauro la conosciamo anche in quello della creazione.
“Sono cresciuto immerso nell’arte: ho avuto ed ho come maestro mio padre,
l’artista Fausto Di Flavio. La mia formazione accademica è stata arricchita dal mio contesto familiare ed è per questo che mi sono dedicato al mondo dell’arte sia nel campo della creazione che nel campo del restauro.”

Il parroco don Angelo Ciancotti illustra i lavori della cripta con il restauratore Dario Di Flavio e la giornalista Piersandra Dragoni

Tra le sue numerose opere sono rimasto colpito dall’ostensorio monumentale nella chiesa di Santa Maria della Carità ad Ascoli Piceno.
Osservandolo volevo chiederle quale valore investe il significato del “sacro” nelle sue opere?

“Il sacro mi accompagna nel mio lavoro ed in ogni cosa che compio. L’uomo senza la sua sacralità interiore galleggia nella leggerezza dei contenuti, può spesso esternare messaggi leciti, ma non utili alla creazione”.

Grazie. È il momento di conoscere il responsabile del progetto pittorico
Rino Altero Angelini che svolge l’attività di restauratore di opere d’arte da 35 anni nella sua bottega storica, coltivando la passione per l’arte e per il disegno sin dall’infanzia, da quando frequentava la bottega di Dino Ferrari. Ha a suo seguito una carriera di respiro internazionale che l’ha visto attivo in gallerie d’arte negli USA, a Losanna, a Ginevra, a Friburgo, a Parigi e a Milano. Al momento di questa intervista è
impegnato sia nella cripta che nel restauro del tabernacolo ligneo nella
cappella del SS. Sacramento.

Cos’è il restauro per lei?
“Il restauro è un lavoro che mi entusiasma ma, allo stesso tempo, è un’azione complessa che mi permette di ‘incidere’ sul bene, dalle opere più importanti a quelle di poco valore, garantendone quanto più possibile l’integrità materica e rafforzando il valore storico ed artistico. L’obiettivo è conservare le testimonianze materiali del passato senza alterare l’originale. Ho lavorato nel corso degli anni su tele, tavole, dipinti murali a tempera
ed affresco, sculture in lapidei, terrecotte e lignee sia sul posto sia in altre regioni.”

C’è un’opera “curata” da lei a cui è particolarmente affezionato?
“È difficile dare una risposta. Penso ad una Madonna con Bambino di Raffaello, un’opera giovanile dell’urbinate datata al 1498”.
Come vede il mondo del restauro per le nuove generazioni?
“È importante dare l’opportunità ai giovani di svolgere corsi di apprendistato e avvicinarli al mestiere dell’artigianato, è una nostra responsabilità verso le nuove generazioni. In questo momento grazie al progetto Bottega Scuola – di cui sono sostenitore – sta lavorando con noi in cripta Daniele Grilli, un giovane all’inizio della sua professione”.
Dopo un anno dall’inizio dei lavori, quali sono le sue considerazioni?
Dopo un anno circa, posso dire che l’ala della cripta in cui abbiamo iniziato ad intervenire ci ha rivelato delle inaspettate e continue sorprese. Quando abbiamo iniziato era tutto completamente nero: intonaci, marmi, sculture, mancavano totalmente luce e spazialità.
Le volte erano costolonate non per sostegno strutturale ma soltanto a scopo
‘decorativo’. Abbiamo iniziato dalla pulitura dei marmi scoprendo che sotto tutto quel nero c’erano marmi completamente bianchi e, in alcune epigrafi, policromi; successivamente siamo passati alle volte, scoprendo anche lì i tipici colori delle cripte medievali.
Predominano il rosso ed il blu che indicano l’interazione tra luce ed
oscurità. Abbiamo fatto saggi alle pareti, scoprendo colonne intonacate ed
affreschi nascosti di notevole pregio che erano stati murati nel corso dei secoli. Tutto ciò ci offre una rilettura totale della storia della cripta sia a livello pittorico che strutturale. Pur non avendo ancora un’illuminazione adeguata, ha acquisito notevolmente luce, colore e ampiezza, sembra un nuovo ambiente che ogni giorno ci entusiasma. Tutto ciò, oltre ad essere per me ed i miei collaboratori un’emozione continua, è allo stesso tempo una scoperta di immenso prestigio per la nostra città”.

Nikos Angelis