Posted on: 23 Giugno 2020 Posted by: Nazzareno Menzietti Comments: 0

“Appene l’alba schiare le culline
la prima a sturnellà je’ la retare,rrémpie
de spaghe la lenguetta finee annòde tante
maje pe’ ‘lla mmare”.

Giovanni Vespasiani

Camminando per le vie del centro o sul molo di San Benedetto del Tronto, è facile imbattersi nelle statue in bronzo o in pietra che rappresentano una donna seduta, con in mano un agone, o linguetta di legno, su cui è arrotolata una matassa di spago, intenta a riparare le reti da pesca.
Spesso in città a vocazione marinara, il riparo o rattoppo delle reti veniva fatto direttamente sulla spiaggia in attesa che rientrassero le “lancette” (barchette utilizzate per la pesca) oppure davanti al “basso”, tipica abitazione posta al piano terra con uno o due vani, in cui il pescatore teneva i suoi attrezzi o addirittura, seppure in piccoli spazi, viveva con la propria famiglia.

La retara, come sottintende il termine, era un mestiere a vocazione prettamente femminile, e, tra il finire dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, questa figura contribuì in modo fondamentale all’economia del borgo marinaro di San Benedetto del Tronto: agli uomini era riservata la pesca e alle donne la manutenzione degli attrezzi tra i quali le reti.
Le reti da pesca, una volta realizzate esclusivamente in corda o spago ottenuti da fibre naturali, erano soggette ad usura e rotture ogni volta che venivano utilizzate. Per ottimizzare il lavoro di solito ogni pescatore aveva almeno due reti: quando la rete tornava a terra dopo la pesca e svuotata del prezioso carico, veniva consegnata alla retara che si occupava subito della sua riparazione, in modo da garantire al marito pescatore di avere sempre una rete efficiente da utilizzare.


Il mestiere della retara ormai scomparso da anni è stato di supporto non solo all’attività propria della pesca, ma ha contribuito per anni allo sviluppo economico e sociale della città. La retara è stata sempre considerata un maestro artigiano di grande capacità e competenza: riparare buchi e strappi non è cosa semplice ed è necessaria la giusta conoscenza per poter garantire un buon lavoro. La scelta del materiale (canapa, cocco, o altre fibre naturali) e la tecnica dei nodi (nodo parlato, nodo a mezza chiave, nodo incrociato o nodo a bandiera) erano i segreti tramandati di famiglia in famiglia per eseguire questo compito delicato.

Ancora oggi a San Benedetto del Tronto passeggiando per via Laberinto si possono trovare le vecchie proprietà dei pescatori che, anche se in disuso, portano ancora indietro nel tempo a quelle immagini di una via viva, animata dalle voci delle retare che di buon mattino iniziavano il loro lavoro tra canti, racconti e preghiere, in attesa che i loro mariti tornassero a casa dalla nottata trascorsa in mare a pescare.
Nel folclore sanbenedettese, la retara ha ispirato storie e suggestive poesie di autori locali.