Posted on: 25 Gennaio 2022 Posted by: Chiara Chiovini Comments: 0

A Castel di Lama sorge una dimora storica risalente all’epoca romana, che nei secoli ha mutato la sua identità e la sua struttura. Si tratta del Borgo Storico Seghetti Panichi, proprietà della Principessa Giulia Panichi Pignatelli, madre di Stefania Pignatelli, custode della dimora e ideatrice del progetto 6 dimore in cerca d’autore.

Inizialmente il borgo storico fungeva da fortilizio militare difensivo, grazie alla sua posizione strategica al confine con il Regno delle Due Sicilie. Nel Settecento, diventò invece proprietà del Monsignor Odoardi che ne fece il suo palazzo di campagna, insieme alle terre limitrofe. Il Borgo venne unificato, abbellito e ingrandito, diventando come appare oggi, con l’aggiunta del corpo di facciata, della scalinata e della maestosa galleria d’ingresso. Dopo la morte del Monsignor Odoardi, la dimora venne acquistata dai Carfratelli Seghetti, antica e nobile famiglia ascolana.

In quel periodo, successivo all’unificazione d’Italia, il giardino era diventato un vero e proprio status symbol per le famiglie nobiliari. Così, i nuovi proprietari incaricarono un noto botanico e paesaggista tedesco, Ludwig Winter, di realizzare un giardino romantico con piante provenienti da tutto il mondo.

La realizzazione del progetto comportò un impegno intellettuale ed economico grandissimo, tanto che nel territorio si ha ancora memoria di processioni di carri tirati dai buoi che trasportavano la terra fresca dagli argini del fiume, fino in cima alla collina.

Giulia Panichi racconta come Winter sia stato subito in grado di entrare in perfetta sintonia con il territorio marchigiano: “Chiamato dal mio bisnonno, Ludwig Winter capisce subito che il luogo, e specificatamente tutta la vallata del Tronto, sprigionano un microclima simile a quello del golfo della Liguria. Quindi, studiate le valenze del terreno e delle stagioni, azzarda a piantare rari palmizi – di cui era appassionato conoscitore – a cielo aperto”.
A quel tempo, in luoghi in cui d’inverno nevicava e si succedevano parecchie gelate, le palme venivano protette in serra. La messa a dimora di queste specie in un giardino aperto rappresentava una vera sfida, che necessitava profonda competenza.

Questo luogo magico oggi è il primo giardino storico con zone bioenergetiche.
La presenza nel Parco Storico Seghetti Panichi di numerose piante benefiche che appartengono alle tipiche specie mediterranee, come la palma, la quercia, l’olivo, ha reso infatti possibile evidenziare numerose aree bioenergetiche, che consentono ai visitatori di passeggiare e rilassarsi, soffermandosi per una piacevole sosta nei punti indicati dalle panchine.

Distendersi, o sedersi con calma nelle zone attive, consente di percepire con più facilità i benefici trasmessi al corpo. Spesso si verifica una vasodilatazione, un senso di relax e il desiderio di chiudere gli occhi o dormire, segno positivo di allontanamento delle tensioni.

È impossibile restare indifferenti all’energia emanata da questo luogo. Winter, che lo ha studiato e realizzato, era un profondo conoscitore delle piante e delle invisibili proprietà curative che sono in grado di esercitare.

Altre piante presenti nel parco che sprigionano energia positiva sono il ginko, la sofora japonica, il pruno, la magnolia e il faggio. Quest’ultimo dona un enorme senso di serenità. E poi, sempre grandi protagoniste, le palme: gli alberi preferiti da Ludwig Winter, custode di segreti misteriosi che ha saputo portare giovamento a molti visitatori dei suoi giardini.

Giulia: “Se i miei nonni sono stati i mecenati di questa opera d’arte, e i miei genitori l’hanno mantenuta ed io conservata, mia figlia Stefania – artista – è passata ad un superiore livello di lettura di questa eredità così impegnativa”.

Tuttora nel giardino è possibile ammirare una grandissima varietà di specie botaniche, che creano un vero e proprio habitat ecologico per animali, insetti e fiori di ogni specie. Il Parco Storico bioenergetico, primo in Europa, è un giardino d’impianto paesaggistico romantico, un luogo in cui la natura esplode in ogni stagione, regalando ai suoi visitatori una tavolozza di colori e profumi straordinari.

Secondo Winter, per donare armonia ad un giardino, era necessario adottare una palette di colori che passasse dal verde chiaro al rosso, dal rosso al marrone, dal marrone al verde scuro, fino ai toni del giallo.

Tra i suoi fiori preferiti c’era l’Agapanthus, il fiore dell’amore, alto, esile, elegante, dalla fioritura tonda. Questo fiore delicato arricchisce oggi la zona che circonda il laghetto, all’interno del quale sorge la statua settecentesca in travertino che raffigura Venere e Amore.

Il laghetto è attraversato da un ponticello, realizzato con rami essiccati di ulivo.

Tra i ricordi legati al giardino del Borgo Storico, Stefania Pignatelli distingue nitidamente il racconto del nonno che salvò, negli Anni Sessanta, La Cattedrale, una quercia secolare destinata a morte certa: “Venne attaccata dalle formiche rosse che si insediarono nel grande tronco. Mio nonno, deciso nel salvarla, fece bruciare e poi cementare il formicaio. Nell’arco dei 40 anni seguenti, la corteccia del tronco iniziò a vegetare nuovamente, ricoprendo del tutto la ferita. Oggi la quercia secolare è salva e più bella che mai”.

All’interno del giardino, adiacente alla dimora principale, è stato costruito, tra il 1580 ed il 1620, un oratorio gentilizio, dedicato a San Pancrazio. È ornato da un altare cinquecentesco con colonne in travertino che ospita un ciclo di affreschi della scuola di Biagio Miniera, noto artista ascolano, operante nel territorio alla metà del Settecento.

Miniera ha una sua peculiarità: dipinge sempre le pareti in monocromo, utilizzando i colori grigio e rosato del laterizio, proveniente dalla terra argillosa del Piceno. Qui rappresenta le allegorie delle virtù teologali, sulla destra la Fede, la Carità e la Mansuetudine, sulla sinistra la Giustizia, la Speranza e la Prudenza. Il soffitto è arricchito da incantevoli composizioni floreali e velluti poggiati su balaustre di marmo, dalle quali sporgono puttini rosei e sorridenti che giocano con nastri di seta.

Il giardino, disegnato con viottoli e stradelle, è contornato da una zona di parco che lo circonda ad anello e che comprende un boschetto di querce, un uliveto, un agrumeto, e un giardino di essenze mediterranee intorno alla Residenza di Campagna San Pancrazio. Il tutto per un totale di cinque ettari.

“La parte della dimora che preferisco – racconta Stefania – cambia con le stagioni: in primavera, quando ci sono tanti fiori, è sicuramente il laghetto, in autunno mi piace sedermi davanti alla cappella e vedere tutti i colori diversi dei faggi e delle querce, ad aprile sono molto belle le peonie”.

Parlando dei ricordi d’infanzia che la legano alla dimora, il pensiero di Stefania va al Roccolo, una struttura per la caccia degli uccelli utilizzata dal 1400 fino agli Anni Sessanta, quando il nonno di Stefania decise di chiuderla. “Era il luogo di noi bambini, un posto nel bosco, misterioso e occulto, dove nascondersi senza essere percepiti dagli adulti nella grande casa. Gli uccelli, le querce, l’ombra: tutto rende questo posto accogliente e intimo. Il luogo dove mi rifugio ancor oggi in momenti di difficoltà per staccare la mente e riposare”.

Stefania Pignatelli ci informa anche sullo stato dei lavori di restauro post sisma 2016: “I lavori stanno procedendo bene, gli operai stanno montando gli impianti idraulici ed elettrici. La ditta di restauro ci ha confermato che i lavori dovrebbero terminare ad aprile 2022. La dimora aprirà poi al pubblico intorno a settembre di quell’anno”.

Chiara Chiovini