Posted on: 25 Gennaio 2022 Posted by: Chiara Chiovini Comments: 0

Francesco Amici e la sorella Laura sono proprietari e custodi di Castel di Luco, stupenda dimora storica nella frazione di Luco, ad Acquasanta Terme.

È uno dei più rari e singolari castelli del Piceno: una fortezza militare unica nel suo genere, dalla particolarissima forma circolare.

Si dice sia nato su un poggio di travertino che si è formato da un geyser di acqua sulfurea e che, una volta asciugato, ha lasciato emergere un masso dalla forma conica.

Lo storico marchigiano Colucci ipotizzò che Luco (dal latino “lucus”, boschetto) fosse un bosco sacro nel quale venivano eseguiti riti pagani.

L’unica testimonianza della sua esistenza è in una bolla del 1052 di Papa Leone IX che testimonia l’appartenenza del castello ai possedimenti del vescovo Bernardo II.

Nel Quattrocento Castel di Luco arrivò nelle mani di Pietro Vanne Ciucci. Capeggiando un cospicuo gruppo di montanari, liberò infatti Ascoli dal potere di Rinaldo Sforza, proclamando di nuovo il governo pontificio. Grazie a questo gesto eroico, la famiglia Ciucci divenne una delle più note e facoltose famiglie ascolane, assicurandosi il dominio sulla vallata del Tronto.

“Mio padre mi raccontava che il dominio del Signore di Luco arrivava dove arrivava lo sguardo”, spiega Francesco.

L’ultima erede della famiglia Ciucci fu Maria che sposò Giuseppe Amici, trisnonno di Francesco, lasciandogli in eredità questa preziosissima dimora storica.

La famiglia Amici ha sempre vissuto all’interno del castello, fino al terremoto del 1972, per poi tornare negli Anni ‘80.

Il custode ci racconta che, a causa della volontà di esproprio da parte del Comune, furono costretti a rientrare di nascosto nella notte e a blindarsi dentro: “In quel periodo nel castello non c’era nulla, né il bagno né la cucina. Lo ricordo come se fosse una favola, ma è stato davvero difficile”.

L’obiettivo è sempre stato quello di riportare il castello alla sua magia originale, per accogliere gli ospiti, e condividere l’armonia e l’atmosfera unica che lo contraddistingue.

Per questo motivo la famiglia decise di completare i servizi della dimora dando vita anche ad un suo ristorante. La mamma di Francesco, la signora Maria Teresa, convinta promotrice di questo progetto, era da sempre disponibile con chiunque manifestasse la curiosità e il desiderio di entrare e visitare il castello. Ma con il passare del tempo e i problemi burocratici con i quali la famiglia si era dovuta scontrare, stava perdendo la speranza di veder realizzato il suo progetto.

Capitò così che un giorno bussassero alla sua porta due uomini interessati ad ammirare le bellezze del castello. Maria Teresa si sfogò con loro raccontando le difficoltà che stavano affrontando. Si trattava dell’avvocato Aldo Scotellaro e di un architetto di Venezia, Alessandro Scarpa, parente del famoso architetto del Novecento, Carlo Scarpa. I due decisero di aiutare la signora di Luco nella lotta per la rinascita, accompagnandola durante tutto il percorso di creazione del ristorante.

Mentre Francesco parla e riporta alla mente i ricordi legati a Castel di Luco, si sente chiaramente quanto sia profondo il suo legame con la dimora.

Francesco racconta ancora: “La stanza a cui ero maggiormente legato da bambino era sicuramente quella dove c’è tuttora il camino. Ricordo che nel periodo dell’Epifania i miei genitori imbandivano il camino di calze e doni. È molto toccante tornare a provare la stessa emozione, rivivendo la scena con i miei figli. Un altro luogo in cui ho passato molto tempo da bambino è il passaggio segreto nella cantina, ricordo che passavo intere giornate ad esplorare quel cunicolo buio e ad immaginare avventure. Crescendo, posso dire che la zona del castello che preferisco è il cortile: le mura difensive mi fanno sentire protetto e al sicuro, ma guardare in alto verso l’immenso cielo stellato ti fa sentire al centro del mondo”.

Dopo il terremoto del 2016 Castel di Luco, come le altre dimore storiche della vallata del Tronto, ha subito danni strutturali ed è in ristrutturazione. I lavori si concludono a dicembre 2021 ma la riapertura al pubblico avverrà nel 2023.

Il castello conserva ancora quasi del tutto la sua struttura originaria. Le stanze della dimora sono decorate da numerosi affreschi: i più suggestivi sono quelli dell’albero genealogico della famiglia Ciucci, nella sala principale, e i decori delle volte che richiamano visi medievali di donne intente a ricamare preziosi tessuti.

L’obiettivo di Francesco e Laura, e di tutta la famiglia, è ripartire con la ristorazione e l’accoglienza a Castel di Luco e far rinascere la sua bellezza storica ed emozionale, per far percepire ad ogni ospite il calore sincero della famiglia e un senso di appartenenza reale a quel luogo.

Chiara Chiovini