Posted on: 25 Gennaio 2022 Posted by: Chiara Chiovini Comments: 0

Situato alle porte del borgo di Castignano, Palazzo Recchi Franceschini è il simbolo dell’unione in matrimonio di due potenti famiglie del Settecento: la famiglia Recchi, originaria di Castignano, e la famiglia Franceschini, proveniente da Ferrara.

La dimora era in origine una torre di difesa per proteggere l’ingresso principale del paese, permettendo di avvistare i nemici in arrivo.

Intorno al 1500 divenne una fattoria e, con l’unione tra Recchi e Franceschini, fu convertita in palazzo di ricevimento e rappresentanza.

Castignano è un borgo di origine romana che un tempo raggiungeva una notevole estensione. Nacque intorno all’anno Mille, su una struttura geologica costituita da strati di argilla e arenaria. A causa del terreno particolarmente instabile, nel Quattrocento ebbe inizio un processo di dissesto idrogeologico che portò nel corso degli anni al crollo di gran parte del paese.

Il dissesto colpì anche il castello di Castignano, dimora ufficiale della famiglia, che terminò di crollare nell’Ottocento.

La facciata principale della dimora evidenzia alcuni aspetti particolari e originali. Salta infatti immediatamente all’occhio il posizionamento irregolare delle finestre: due sulla sinistra, tre al centro e una a destra.

Quanto allo stile, le finestre dei primi due piani, ornate da una semplice cornice di cotto, sono le più antiche: risalgono infatti al Trecento. Le finestre barocche dei due piani superiori, aggiunte nel Settecento, sono invece decorate con maschere apotropaiche, che per tradizione avevano lo scopo di respingere invidia e malelingue. La facciata dell’ultimo piano è stata danneggiata dal terremoto, ma è ancora possibile ammirare i putti ornamentali, posti nella parte superiore delle finestre.

Tra le mura del Palazzo si celano cunicoli sotterranei, presenti in tutto il paese, che in epoca romana garantivano in primis il deflusso dell’acqua piovana in eccesso, aiutando il terreno argilloso a non cedere, poi fungevano da luogo strategico in guerra e da rifugio e protezione per gli abitanti, permettendo di raggiungere tre diverse destinazioni: il centro del paese, la campagna e l’antica collegiata della Madonna dell’Abbondanza.

Oggi il proprietario e custode della dimora è Mario Antonio Recchi Franceschini. Cresciuto a Roma, sin dall’infanzia ha trascorso le sue estati nella casa di famiglia a Castignano, con la quale ha intessuto un forte legame emotivo.

Entrando nella dimora, la prima percezione che si ha è quella di trovarsi in un luogo enigmatico, con ancora molto da scoprire: alcune delle stanze di Palazzo Recchi Franceschini oggi sono infatti sigillate, celando al loro interno secoli di storia e mistero.

Mario Antonio rivela che suo padre da bambino gli raccontava di vedere la figura di un uomo, una presenza che si aggirava per la casa sorvegliandola, accompagnato da un grande cane nero. Si tratterebbe di un possibile antenato o custode, a protezione dell’ambiente e degli ospiti della dimora, contro eventuali intrusi. Tra i ritrovamenti nel palazzo da parte di Mario Antonio, c’è uno scrigno in legno che potrebbe essere legato al giorno delle nozze che portò all’unione delle famiglie Recchi e Franceschini. Al suo interno, nascosto dentro la fodera in pelle, si intuisce la presenza di un bigliettino, probabilmente un messaggio nascosto o forse un augurio per il lieto evento.

Recentemente, è stato riconsegnato a Mario Antonio anche un altro prezioso oggetto che Donna Eugenia, sua madre, portò a far esaminare anni fa. Si tratta di un confessionale del Settecento in attesa di restauro nell’antica collegiata della Madonna dell’Abbondanza. Sempre la collegiata custodiva un altro tesoro, una teca contenente un Bambinello.

Nel 2009, Eugenia mosse i primi passi verso l’apertura di una cantina di famiglia, ma venne a mancare dopo il primo imbottigliamento. Dal 2014, Mario Antonio ha preso le redini dell’azienda vinicola Tenute Recchi Franceschini: nel suo progetto c’è l’idea di dotare il palazzo di una cantina di affinamento, ispirandosi ai tradizionali châteaux francesi, e di uno spazio dedicato agli eventi di degustazione.

Il suo desiderio è dare vita ad un cambiamento concreto, a sostegno della ripartenza, per creare un valore reale per la sua generazione e gli abitanti del luogo.

Nel piano, anche l’ideazione e promozione di itinerari turistico-culturali, attività didattiche ed eventi di vario genere come presentazioni, cerimonie ed eventi istituzionali, che valorizzino la storia del palazzo e l’identità culturale del territorio.

Chiara Chiovini