Posted on: 25 Gennaio 2022 Posted by: Chiara Chiovini Comments: 0

Nel centro storico di Ascoli Piceno, Palazzo Saladini di Rovetino sorge all’incrocio tra Piazza Sant’Agostino e l’antica Via delle Torri.

La dimora è stata costruita a partire dalla fine del Seicento e ultimata nel 1719, data che attesta la fine dei lavori e la conclusione degli affreschi. Il palazzo conta 96 stanze totali, suddivise in piano interrato, piano terra, piano ammezzato, primo piano, secondo piano, altana 1 e altana 2.

Nella meravigliosa Galleria degli Specchi si mostrano in tutta la loro bellezza gli affreschi settecenteschi del pittore ascolano Biagio Miniera.

Nel basamento, la raffigurazione delle muse e delle arti in monocromo. Nei medaglioni, sopra la cornice, scene dell’Eneide. La volta è un’allegoria degli dei dell’Olimpo, ispirata al tema del matrimonio. È stata infatti realizzata in occasione dell’unione in matrimonio tra le nobili famiglie dei Saladini e degli Sgariglia, originari anche loro di Ascoli Piceno.

La cura di Palazzo Saladini è affidata all’architetto Carlo Maria Saladini, proprietario insieme ai cugini.

L’architetto vive tuttora nella dimora, che fa da preziosa ambientazione ai suoi più cari ricordi d’infanzia, ed è l’unico proprietario dell’incantevole Galleria degli Specchi.

Il privilegio di poter ammirare gli affreschi di Biagio Miniera si deve a suo padre, che desiderava rivedere ancora una volta quella grande sala così come la ricordava da bambino, poco prima che sua madre decidesse di coprire gli affreschi e di ricavare dalla sala due camere, un bagno e un corridoio.

Lo stemma della famiglia Saladini raffigura un pino posto su cinque monti, tre stelle ed un lambello, figura araldica, con quattro gigli pendenti: “Il pino è simbolo di longevità e del Piceno, mentre i cinque monti stanno a rappresentare la regione, ricca di colli”, spiega Carlo Maria. “Le tre stelle vennero aggiunte in onore dei due Beati, Saladino e Corrado, ad indicare la SS. Trinità.

L’appartenenza della nostra alle famiglie guelfe fece sì che venisse aggiunto il lambello con i gigli della reale casa di Francia, probabilmente per concessione di Carlo d’Angiò” aggiunge.

Successivamente, lo stemma venne arricchito con l’aggiunta della corona comitale quando i Saladini furono nominati Conti, e con la bianca croce di Malta ad otto punte, dopo che diversi personaggi della famiglia vennero ricevuti come cavalieri nell’Ordine Gerosolimitano.

Tante sono le sorprese che si celano nel palazzo storico. Carlo Maria Saladini racconta di un piccolo biglietto ritrovato tra le carte di famiglia del 1839, che recitava: “Dimmi per dove il Conte Orazio Saladini della Città d’Ascoli ha lasciato riposto il suo denaro. R./ Si calpista da tutti giornalm. Da tutti; sotto la Cocina vi è la stanza; la scala ultima risieda il denaro, nella somma di scuti dodici mila entro una Pila”.

Si trattava dell’indicazione di un nascondiglio sicuro, approntato durante la dominazione francese da Orazio Saladini. Il Conte avrebbe nascosto 12.000 scudi in un’anfora di coccio, riposta sotto i gradini di una scala. Nonostante le ricerche, il tesoro di famiglia non è mai stato ritrovato, e resterà probabilmente uno dei tanti misteri e segreti del palazzo.

Quanto alla ristrutturazione della dimora, gravemente lesionata dal sisma, l’architetto spiega che saranno necessari almeno due anni di lavori. Successivamente, ha in programma la messa a disposizione di una parte del primo piano, con accesso dallo scalone comprendente la Galleria, per visite, presentazioni, concerti e conferenze.

Francesca Morganti