Posted on: 25 Gennaio 2022 Posted by: Chiara Chiovini Comments: 0

Villa Cicchi nasce nel Seicento, a Rosara, frazione di Ascoli Piceno. Inizialmente residenza di Don Angelo Angelini e dei fratelli, nell’Ottocento passò di proprietà al Marchese Guidi.

Dal 1917 appartiene alla famiglia Cicchi che la gestisce ancora oggi, dopo più di 100 anni, con grande dedizione, come luogo dal forte valore affettivo e simbolo di aggregazione familiare.

Maria Elena è la custode della villa. Negli Anni Ottanta, il padre, che aveva ereditato la proprietà insieme ai suoi fratelli, si fece carico di importanti opere di restauro, che consentirono nel 1995 l’apertura della dimora agli ospiti.

Villa Cicchi ha riscosso sin dal principio un grande successo: era una delle prime strutture in cui gli ospiti alloggiavano nella casa del proprietario. Veniva meno, così, la separazione tra padrone e ospiti, favorendo una reale condivisione del luogo e lo sviluppo del senso di vivere insieme.

Oggi Villa Cicchi è un agriturismo di charme dal fascino semplice ed elegante, che nasce in un’antica casa scavata nel travertino, solida e salubre.

Nella corte, sopra il portone d’ingresso, lo stemma in pietra della famiglia Angelini, datato 1745, e l’incisione relativa all’anno di fondazione della chiesa “A1734A”, testimoniano l’origine antica della villa, introducendo agli eleganti saloni.

Tra questi, il Salone delle Tempere, il cui soffitto, dipinto nel 1830 con tonalità pastello dall’artista recanatese Raffaele Fogliardi, è uno dei soffitti decorati a tempere più grandi delle Marche. Una sala elegante e godibile nella quale si tengono concerti di musica da camera al pianoforte a coda.

La struttura ha sei meravigliose stanze affrescate per il pernottamento, una piccola chiesa – l’Oratorio della villa, luogo intimo e suggestivo in cui si celebrano matrimoni – una piscina esterna e una cantina scavata nel travertino, in cui è possibile degustare vini tipici.

Nell’antica cantina, alcuni gioielli: prima di tutto, le fondamenta di travertino, ben visibili, che nella parte più antica si sostituiscono al pavimento. E poi c’è la barricaia del vino cotto, dal 1845 scrigno di antiche tradizioni: il vino dell’anno, infatti, un tempo si conservava qui in una barrique nuova, creata per la nascita di un figlio. Il vino cotto veniva così rabboccato per anni, aperto e gustato soltanto in un’occasione felice e importante per la persona a cui la barrique era dedicata.

In una delle stanze della cantina è conservata anche una piccola e bellissima collezione di stadere: tre bilance romane, in ferro battuto, con dei pesi praticamente impossibili da sollevare, che venivano utilizzate al mercato o per la vendita dei prodotti agricoli sul campo. E ancora i due torchi, che testimoniano il periodo in cui i grappoli venivano privati dai raspi, schiacciati e spremuti attraverso l’azione di queste rudimentali macchine.

Il complesso della dimora storica comprende infatti anche un ettaro di vigneto (vitigni Montepulciano, Sangiovese, Pecorino e Passerina), due ettari di uliveto, arricchito da ulivi secolari, un ettaro di orto biologico, e un allevamento di diversi animali, in particolare maialini, per una cucina a chilometro zero e un’esperienza di gusto completa e autentica.

Come ogni dimora storica che si rispetti, Villa Cicchi nasconde poi segreti e curiosità che raccontano di un passato lontano. Nel giardino, ad esempio, si cela una grotta rocciosa che permetteva di raggiungere il Monte Rosara e un piccolo paesino tra i boschi, chiamato Rocca di Montecalvo. La grotta è legata ad un celebre personaggio del luogo entrato nel mito, Giovanni Piccioni. Priore di Montecalvo, si diede al brigantaggio per sfuggire alle guardie piemontesi che volevano annettere lo Stato Pontificio al Piemonte. Dopo aver assalito le carrozze lungo la vecchia Salaria scompariva nel nulla, entrava nella grotta di Villa Cicchi, e percorreva tutta la montagna fino ad arrivare alla sua casa, nel versante del Castellano, restando libero e impunito per anni, ed entrando nella leggenda come una sorta di Robin Hood del Piceno.

E poi i ricordi più preziosi, quelli di famiglia: “Non c’è angolo di questa casa che non mi riporti alla mente qualcosa o qualcuno”, commenta Maria Elena, cercando di trattenere l’emozione. La dimora è per lei un continuo viaggio nel tempo e nella memoria, spostandosi dalla cameretta in cui dormiva da piccola, fino al vecchio cucinone in cui la nonna e il padre erano soliti preparare pranzi e cene di famiglia e con gli amici.

Il cucinone è il cuore pulsante della casa. Conserva ancora una raccolta di pentole, pentoline, mestoli e attrezzi vari – come il particolarissimo Lu mannarì – che hanno caratterizzato la vita e l’attività conviviale e allegra di quella stanza, fino a tutti gli Anni Settanta. Qui la sera si leggevano le storie di San Francesco di Sales, accovacciati vicino al caminetto. Qui si accoglievano i pellegrini che scendevano dalle montagne, che avevano bisogno di ristoro e pulizia, e che si facevano ripartire dopo qualche giorno, soltanto se certi che stessero molto, ma molto meglio.

Villa Cicchi è per tutti questi motivi un luogo magico e ricco di calore. Un lungo ponte tra passato, presente e futuro: la storia di una famiglia che vuole con tutta sé stessa continuare ad accogliere con gioia, celebrare i giorni più belli dei propri ospiti, e comunicare, attraverso cibi genuini e atmosfere uniche e preziose, tutta la qualità del territorio.

Laura Ricci