Posted on: 25 Gennaio 2022 Posted by: Chiara Chiovini Comments: 0

“Se si volesse stabilire qual è il paesaggio italiano più tipico, bisognerebbe indicare le Marche. I colli sono tondeggianti, con pendici prative lunghe, lente, disseminate ad intervalli di lunghi alberi solitari; quasi che l’uomo stesso ne avesse fornito il disegno”.

Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957.

Verso Casa è il cortometraggio interamente girato nelle Marche, nelle campagne di Senigallia che racconta una storia intima e delicata di rapporti familiari, di riappropriazione di luoghi, sentimenti, equilibri e punti di riferimento. La storia di un ritorno a casa, complesso e sentito.

In Verso Casa, Silvia torna su queste colline dopo molti anni. Mentre Silvia è partita, Marinella (madre e nonna) è rimasta a vivere lì.

La coltivazione del giardino autunnale è lo scenario in cui madre e figlia si ritrovano, ritmando la storia e il delinearsi di vecchi e nuovi rapporti.

Dal racconto emergono due temi fondamentali. Il tema familiare, il senso di appartenenza ad un luogo, all’interno del più vasto spazio naturale. E il rapporto con l’ambiente circostante, che si sente il bisogno di ritrovare, valorizzare, continuare a curare e salvaguardare.

La regista e sceneggiatrice Giulia Casagrande, coautrice della sceneggiatura insieme a Silvana Tamma, lavora da diversi anni in Francia, dove ha collaborato con importanti istituzioni culturali tra cui la Cinémathèque française e Cinémas93. Ha realizzato In futura costruzione (2011) e Clara e le vite immaginarie (2019, Prix Paris Jeunes Talents del Comune di Parigi).

Per entrare nell’anima del cortometraggio Verso Casa, vi proponiamo un’intervista esclusiva alla regista e sceneggiatrice Giulia Casagrande che ce ne racconta l’essenza e l’ispirazione.

Qual è il percorso che ti ha portato a realizzare questo corto, a scegliere questi temi e questa storia?

“Ho realizzato altri cortometraggi in cui il rapporto dei personaggi con il luogo è centrale. Questo rapporto tra umano e paesaggio è al centro della mia ricerca, del mio percorso. Nel corso degli anni mi sono distaccata da un certo interesse verso la città, a favore di una maggiore attenzione verso la natura. Questo ha coinciso con la mia vita in una grande città. È come se, vivendo altrove, mi fosse venuto un maggiore interesse verso i luoghi che avevo lasciato e in cui avevo vissuto in passato. C’è stato un percorso d’avvicinamento progressivo verso tematiche di primordiale interesse, come il nostro rapporto con la natura, l’ambiente, il paesaggio della nostra infanzia. Parallelamente ho fatto diverse residenze artistiche in Francia dove ho lavorato molto sul rapporto degli abitanti con i loro luoghi di vita, spesso luoghi rurali, e ho indagato sulle loro interazioni con il paesaggio, sulle sue trasformazioni, storie e immaginari. All’interno di queste esperienze ho iniziato a ideare questa storia”.

Perché la scelta della campagna senigalliese come location?

“Sono nata e cresciuta a Senigallia, è la zona che conosco meglio della mia regione.
Sono impregnata di questi paesaggi collinari in cui ho trascorso la mia infanzia e parte della mia giovinezza. I miei altri progetti erano ambientati più in città e al mare. In questo lavoro ho voluto spostarmi nell’entroterra, in ciò che c’è dietro la città. La scelta della casa e del giardino è stata determinante per raccontare la storia, che racconta di un riavvicinamento a un luogo.E questi luoghi mi parlano anche del mio passato e del mio rapporto con queste terre”.

Come si intrecciano i due temi principali del corto, la natura e la famiglia?

“La protagonista torna nella casa delle origini. La madre vive in mezzo alla natura che è addomesticata, umanizzata, così come lo sono le colline circostanti. Per tentare di ritrovare un senso d’appartenenza, deve confrontarsi con la famiglia ma anche con l’ambiente naturale circostante. Sappiamo quanto l’ambiente è fondamentale per sentirci o non sentirci a casa. Sono due cose inseparabili, che stanno nel cuore del cortometraggio”.

Perché una storia al femminile per riscoprire e valorizzare il paesaggio marchigiano?

“Avevo questa idea in testa da diversi anni, di una madre e una figlia in un giardino. Il giardino è uno spazio protetto, è un luogo di presa di cura della natura. Non è uno spazio ‘naturale’, è uno spazio in cui l’uomo e la donna si prendono cura del mondo vegetale, nel tentativo di creare un’armonia possibile. Questa presa di cura è un gesto molto femminile e mi piaceva far confrontare una madre e sua figlia in questo spazio di creazione di un’armonia possibile. E da lì è nata la storia, dal rapporto tra questi due personaggi, dal fatto che il ritorno della protagonista era inseparabile dal confronto con chi è rimasto, in questo caso la madre”.

Le tre donne, Silvia, Aurora e Marinella, che differente rapporto hanno con la natura, con la casa, con la famiglia?

“Marinella è il personaggio più radicato perché è rimasta a vivere lì, attaccata alla terra, nella sua casa d’origine, dove coltiva il suo giardino. Silvia e sua figlia Aurora vengono da altrove, hanno le radici scoperte, e devono cercare altri punti di riferimento per sentirsi a casa. Per quanto riguarda la famiglia, ogni personaggio dovrà tentare di riconnettersi con gli altri componenti della famiglia, ricostruendo equilibri fragili e delicati”.

Parliamo di Silvia, la protagonista. Come si può descrivere il suo personaggio? E la scelta di Diane Fleri per questo ruolo?

“Una donna in crisi torna nella sua terra d’origine, dopo lunghi anni d’assenza, in un momento di transizione, di cambiamento, questa è la situazione che vive Silvia all’inizio della storia. Il ritorno è sempre la riscoperta del proprio spazio che è cambiato rispetto a quando si è partiti, così come sono cambiati i luoghi e le persone che sono rimaste. La ricerca di punti di contatto tra il vissuto degli attori e il loro personaggio è una delle chiavi del lavoro: lavorare con chi è capace di vivere una storia, di sentirla, con chi la porta dentro di sé, permette di raggiungere una verità altrimenti difficile da trovare. Ho sentito sin da subito che questa cosa era possibile con Diane, perché oltre ad essere una brava attrice, sentiva questa storia nel profondo e se ne è appropriata in maniera naturale e organica, dando molto a questo progetto”.

A chi vuole rivolgersi Verso Casa, a chi si vuole raccontare questa storia?

“Penso che Verso Casa possa rivolgersi a quelle persone che hanno un interesse verso l’ambiente, verso la cura e la salvaguardia del paesaggio, della natura. Una cura, un’attenzione che si manifesta anche attraverso lo sguardo, non per forza attraverso la coltivazione. A tutte le persone attente all’ambiente, alle questioni paesaggistiche, e al giardino. A tutti gli appassionati di giardinaggio. E poi sicuramente a tutte quelle persone che si fanno domande sul rapporto con i propri figli, con i propri genitori, che siano uomini o donne, e sugli aspetti inevitabilmente irrisolti di questo rapporto. Oltre magari a chi ha vissuto fuori, persone che hanno fatto esperienze di vita lontano, che hanno lasciato la propria terra e si chiedono quale sia la loro casa, il loro posto nel mondo, anche questa è una domanda universale che riguarda tutti noi”.

Verso Casa

Produzione Sandro Angelini Piceni Art For Job

Cast tecnico:

Regista – Giulia Casagrande; aiuto regia – Giulia Binario; organizzatore generale – Leonardo Accattoli; direttore di produzione – Alberto De Angelis; ispettore di produzione – Gianmarco Necchi; segretaria d’edizione – Mirta Marzetti; casting director – Marika Gatti; DOP – Eugenio Cinti Luciani; focus puller – Giulia Cerro; DIT – Alessandro Muscolini; fonico – Michele Conti; scenografa – Laura Perini; truccatrice e parrucchiera – Arianna Semplici; costumista – Giorgia Stella; runner – Giulia Conti; runner – Edoardo Pasquini; ufficio stampa – Laura Ricci; grafiche – Walter Malavolta; amministrazione – Maurizio Bizzarri; assistente alla produzione – Francesca Morganti; web e social media – Chiara Chiovini.

Cast artistico:

Silvia – Diane Fleri Marinella – Isabella Carloni Aurora – Daniela Sciamanna

“Verso Casa” è realizzato con il sostegno di Regione Marche e Marche Film Commission – Fondazione Marche Cultura, attraverso il “Bando di sostegno per produzioni cineaudiovisive con ruoli autoriali ricoperti da donne e/o under 35 marchigiani – Misura Orizzonti”.